martedì, 29 settembre 2020

Fuocoammare conquista Berlino

Fuocoammare conquista Berlino

Berlino, 13 Febbraio (l.d.c.) – Un lungo, caldissimo applauso ha salutato il debutto di Fuocoammare in concorso a Berlino. Prima alla fine della proiezione per la stampa, dove un isolato grido di incomprensibile dissenso ha provato a rompere la grande emozione collettiva, poi nella sala delle conferenze dove ogni film si confronta con la stampa internazionale, un’accoglienza trionfale per l’unico film in concorso. Il regista, Gianfranco Rosi, com’è accaduto lungo l’avventura del film che gli ha fatto scoprire una realtà speciale come quella di Lampedusa, condvide il suo grazie con il gruppo: con i produttori che sono in prima fila e le istituzioni, certo, ma soprattutto con i suoi ‘complici’ quotidiani  in un anno abbondante di clausura vissuta sull’isola per conoscere e capire, prima di filmare.

Ci sono, accanto a lui e in prima fila, Peppino Del Volgo già assistente di Emanuele Crialese, lampedusano orgoglioso diventato ormai uomo di cinema, c’è il medico condotto di Lampedusa, che strappa applausi e commuove con la sua lucida pacatezza ad ogni racconto,c’è Donatella Palermo che ha portato  casa il coordinamento della produzione, Carla Cattani che ha avuto l’idea e l’ha proposta a Luce Cinecittà, di affidare a Rosi questo viaggio lampedusano, e Iacopo Quadri che per montare il film è sceso a Lampedusa lavorando in full immersion come il regista in una realtà che non conosceva.

Rosi non conosce mezze misure nè mezze parole: il dottor Pietro Batòlo che ha contato cadaveri, curato amorevolmente qualche corpo rianimato in extremis, accarezzato corpi di bambini senza vita lo affiance raccontando come con qualche immagine girata personalmente lo ha convinto ad affrontare un viaggio durissimo riuscendo a comunicargli l’urgenza di lavorare dimenticando ogni retorica . Parlano di Olocausto, di un dramma internazionale dicentato, nel silenzio e nell’indifferenza, tragedia epocale che non conosce fine perchè non riesce ancora ad incontrare l’umanità di un mondo che dovrebbe smettere di costruire muri, gabbie, recinti (quelli, dice il medico, non si dovrebbero pensare neanche per gli animali…) e piuttosto decider di intervenire. Dicono che “Nessuno è mai felice di lasciare la propria terra. Bisognerebbe ricordarsi ogni momento che dietro quella fuga c’è disperazione, dolore, ci sono donne violentate che arrivano incinta di figli mai cercati, ci sono bambini strappati alla loro quotidianità,uomini e donne, ragazze e ragazzi che  affrontano il mare sperando che non sia una tomba”. “Sono particolarmente contento di portare a Berlino, nel cuore dell’Europa, il racconto di Lampedusa, dei suoi abitanti e dei suoi migranti, proprio ora che la cronaca impone nuovi ragionamenti” insiste Rosi. L’invito a partecipare al Festival gli è arrivato mentre stava ancora girando sull’isola quel continuo scambio tra realtà e narrazione documentaristica che fa di Fuocoammare, titolo rubato alla musica della tradizione orale lampedusana, un film due volte speciale. “Più che in altri miei progetti,” racconta “ho sentito la necessità di restituire al più presto quest’esperienza per metterla in dialogo con il presente e con le sue domande”. Difficile immaginare quali saranno e se arriveranno prima o poi le risposte. Ma il film emoziona, scuote, suscita pietà certo ma anche rabbia e risveglia forse dal torpore, da quell mondo ovattato che nel film è rappresentato da un pescatore che cerca sott’acqua la sua preda, non solo gli spettatori ma le donne e gli uomini di tutto il mondo civile.

Come reagirà l’Europa scossa da Berlino? Dicono Rosi e Bartòlo: “dopo aver visto questo film ogni spettatore non potrà restare indifferente”. Il film è del resto in concorso e una sua affermazione potrebbe essere un segno di denuncia e di solidarietàper tutte le Lampedusa dei nuovi  tragici approdi. Ci sono poi I lampedusani, gente speciale, popolo di mare che sa che quello che viene dal mare è benvenuto. Dice ancora il medico.: “altro che Nobel, meriterebbero molto di più.” E Rosi lo ha capito, raccontando senza retorica ma colo con lo sguardo di un bambino quel mondo che diventa quotidianità, quando arrivano ‘I turchi’ come li chiamano in dialetto sull’isola. Nel film c’è il racconto di un destino. Anzi dei  diversi destini, a volte contrapposti dall’uomo o dalle avversità, di chi sull’isola vive da sempre. Samuele che diventa sguardo e testimone di un mondo che va raccontato con passione, perchè è con la passione che si riensce a fare tutto diventa testimone di un mondo in cui ha già capito tutto, anche che a crescere, se ci riesci, si fa presto.

Il film, prodotto da Donatella Palermo e dallo stesso Rosi, è una coproduzione 21Uno Film, Stemal Entertainment, Istituto Luce-Cinecittà e Rai Cinema ed è una coproduzione italo-francese Les Films D’Ici e Arte France Cinema. La sua uscita è programmata nelle sale italiane dopo Berlino, con Istituto Luce-Cinecittà.Anche fotografia e suono sono di Gianfranco Rosi; il montaggio invece di Jacopo Quadri, aiuto-regista è stato Giuseppe del Volgo, il mitico ‘Peppino’ che a Lampedusa è da sempre  il ‘Virgilio’ di Crialese. Il soggetto? Ancora Gianfranco Rosi, da un’idea di Carla Cattani.

 

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