venerdì, 22 ottobre 2021

Frammartino, il cinema del reale ha qualcosa di ingovernabile

Frammartino, il cinema del reale ha qualcosa di ingovernabile

Roma, 4 settembre – “Il cinema del reale ha a che fare con qualcosa di ingovernabile”. Parola di Michelangelo Frammartino, che presenta in gara alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia Il Buco, che ricostruisce la straordinaria impresa compiuta nel 1961 da un gruppo di giovani speleologi piemontesi, arrivati in Calabria per esplorare in Calabria una delle grotte più profonde d’Europa, il fondo dell’abisso del Bifurto, a 700 metri di profondità. che con la macchina da presa, per il film, è sceso fino a 400m sottoterra.

Ad interpretare il film non sono attori ma 12 veri speleologi, fra i quali Leonardo Zaccaro: “In grotta fa un passo indietro l’umano, perché è un territorio non antropizzato – spiega Giovanna Giuliani, coautrice del film -. È un’esperienza in cui metti alla prova la capacità di sopportazione”. Sembra “un film coraggioso perché siamo entrati nell’abisso – sottolinea Frammartino – ma io ho avuto molta paura all’inizio. Durante le prime entrate in grotta ero certo che la corda si sarebbe rotta, che non saremmo mai tornati fuori. La prima volta che siamo andati nel fondo del Bifurto eravamo stravolti dalla fatica, ci abbiamo messo 20 ore prima di risalire. Quando però abbiamo visto che nonostante la paura il progetto andava avanti ci siamo sentiti più forti”. A Venezia ci sono anche gli speleologi Beppe De Matteis, 86 anni, e Giulio Gècchele, 84, che nel 1961 fecero parte dell’impresa: “Ci spingeva – racconta Gecchele – l’idea di andare in luoghi in cui nessuno era mai andato”.

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