domenica, 20 settembre 2020

Trinca pop e pasoliniana

Trinca pop e pasoliniana

Cannes (l.d.c.)- Buon esordio a Cannes, Un certain regard , mentre è in una sola giornata in vetta agli incassi nei cinema italiani, per Fortunata di Sergio Castellitto, un film nato come gli altri dalla collaborazione con la moglie Margaret Mazzantini, in una factory di famiglia nella quale si è inserita stavolta perfettamente Jasmine Trinca, giovane parrucchiera scombinata, madre separata e perseguitata da un ex marito violento e al tempo stesso infantile che vuole portarle via la figlia ma cerca anche continuamente di controllare la sua nuova vita soffocando ogni suo impulso di ritrovata libertà, anche sessuale. Fortunata lavora a domicilio ma vorrebbe aprire un negozio tutto suo. Non ce la farà, divisa tra sogni e incubi, tra amori e disamori ma Jasmine Trinca la porta sullo schermo con una fisicità importante, vinta dalla vita di una quotidianità impossibile ma pronta a ringhiare con coraggio pur di difendere la sua libertà e il suo rapporto con la figlia.

Una donna sempre in affanno, una madre imperfetta, una bellissima e istintiva nella forza che la spinge a rialzarsi nella vita come quando inciampa sulle ‘zeppe’ delle sue scarpe impossibili. Insomma un’eroina pop che nella Roma di Torpignattara, attraversa gli archi dell’Acquedotto romanoper tornare a casa e tra Centocelle e Pigneto rende indirettamente omaggio a quel cinema pasoliniano dove Accattone non cammina più. “Accattone. Mamma Roma… “Fortunata suona un po’ come quei titoli” dice subito a Cannes Sergio Castellitto, con Margaret Mazzantini accanto. Un’eroina perdente, a dispetto del suo nome. Che il destino, come questo film, alla fine , però, finisce per riscattare.

“Oggi a Cannes celebriamo la fatica che abbiamo fatto” raccontano insieme e con loro Jasmine Trinca è la prima a sottolineare che quello di Fortunata è stato un set impegnativo, dal quale è stato difficile uscire più di quanto non lo sia stato entrare…  Sergio e Margaret, mi chiedevano di trovare la mia verità nel personaggio. E io Fortunata l’ho costruita a cominciare dall’immagine, molto diversa dalla mia: minigonna, zeppe, un biondo aggressivo, una maglietta bianca scollata sul seno generoso e su reggiseni e slip rosa shocking…” “Una che non è sfrontata perché non ha pudore, una che sbaglia ed è consapevole dei suoi inciampi come di essere in qualche modo sbagliata”. Dicono Castellitto e Mazzantini. Ancora Jasmine: “I vestiti sono stati per me il mio travestimento, una specie di divisa che mi ha autorizzato a trasformarmi in un’altra senza giudicarmi e soprattutto senza giudicarla.  Prenditi il rischio di essere goffa, mi diceva Sergio. E l’ho fatto”.

“Jasmine è brava, bella e buona d’animo. Non si protegge, non si difende, è un’attrice devota, non servile, non ha paura di sfiorare il ridicolo”. Dicono Castellitto e Mazzantini. E’ un po’ figlia della Italia di Non ti muovere ma anche di Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, una protagonista in quel coro degli ultimi che i sono fra noi, spesso invisibili, perdono il lavoro e si devono reinventare, e lottano quotidianamente per una sopravvivenza difficile” dice Jasmine Trinca. “Anche Fortunata vuole reinventarsi, è come se dicesse: sono una donna, non ho nessuno dietro, e davanti ci sono solo io”.

Dice ancora Castellitto, tra Stefano Accorsi, Alessandro Borghi e Edoardo Pesce: “il pregio di Fortunata è proprio la sua ambientazione, che da un lato non lo rende mai un film borghese, mentre dall’altro non lo avvicina a un’esplorazione neorealista: “Torpignattara è piena di gente che strilla, che ride, è un mondo nel mondo ed è anche una periferia dell’anima. Io vengo da Tor de’ Schiavi, conosco quel quartiere, quella solitudine che nasce dalla consapevolezza di essere lontani dal centro,. Nel film, però, non ho voluto parlare di dolore ma di energia, e il codice è quello della favola, mentre lo stile è puramente pop.
Margaret Mazzantini, racconta: “Nel film sono tre gli uomini che ruotano intorno a Fortunata. L’ex marito Franco che l’ama ancora e la violenta, una sera, è Edoardo Pesce, che dice: “Ho cercato di tirare fuori il mio lato dark, pensando ad alcune esperienze negative che ho vissuto, ho pensato ai femminicidi ma non solo. Fortunata è stato la mia stagione violenta”.

Stefano Accorsi è invece lo psichiatra infantile che si occupa della sua bambina e che per Fortunata perde la testa”. Uno psicanalista una volta mi ha detto che per fare il mestiere dell’attore bisogna essere un po’ pazzi, se stai bene al 100%, non puoi farlo, se devi raccontare una crepa, devi averne qualcuna anche tu”. E’ forte in Fortunata anche l’impegno di Alessandro Borghi che è Chicano, una sorta di eroe indiano in un film che ha anche il passo di un western: è bipolare ed è lui che si prende cura dell’Alzheimer di sua madre fino ad una soluzione definitiva che cambierà la sua vita”: “Chicano è un personaggio che ho vissuto intensamente “ racconta “Quando ho fatto il primo provino, ho capito che tanto da raccontare, che era un ragazzo complesso. Grazie a Sergio ho mollato gli ormeggi e abbiamo tutti cominciato a soffrire. Tanto come piace a noi”.

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