venerdì, 25 settembre 2020

Filippine, jazz e solitudini

Filippine, jazz e solitudini

Berlino, 19 Febbraio (l.d.c.) – Vigilia ‘rovente’ per l’Italia in fibrillazione per la fine del Festival che potrebbe far vincere l’Orso d’Oro a Gianfranco Rosi, confermando l’accoglienza positiva della stampa internazionale e della Berlinale per il suo Fuocoammare.

Mentre le previsioni della stampa specializzata continuano a darlo tra i ‘papabili’ per un premio c’è però una pellicola importate, unica nel suo genere, che potrebbe conquistare l’attenzione della giuria: solo per la sua durata, 485 minuti, otto ore circa, il film del filippino Lav Diaz ha già un record nella storia della Berlinale, che lo ha ha proiettato in un’unica giornata, dalle 9 del mattino alle 19 con la sola pausa di un’ora, in una proiezione unica per pubblico e stampa. E’ il film A Lullaby to the Sorrowful Mistery, dedicato alla rivoluzione filippina del 1896-97, la Katipunan Revolution, una saga con molti riferimenti di costume e racconto intimisti, in bianco e nero,spesso con un fortissimo senso teatrale del ritmo narrativo. Diaz e Rosi potrebbero contendersi l’Orso, a detta di molti. O comunque spartirsi il palmarès tra I premi più importanti ma sarebbe un risultato curioso, nel segno di uan grande sintonia: l’autore filippino di questa saga straordinaria vinse infatti il Pardo d’oro a Locarno nel 2014 con From What Is Before – allora sei ore di cinema- proprio quando Rosi era in giuria. Diaz è noto per la sua propensione el racconto (eccezionalmente) lungo: tra i suoi film Evolution of a Filipino Family durava ben 11 ore. Dice, del resto, che “Il cinema è libertà” e si dichiara “emancipato dalle regole commerciali”.

 

Vintenberg e Rossellini

In queste ultime giornate il Festival ha tenuto a freno il glamour e puntato sulla sua anima più attenta all’impegno e all’attualità. Thomas Vintenberg, citando  Rossellini (“Perchè è con la sua opera neorealista che tutti abbiamo cominciato: e perchè ci sono molti elementi politici nel suo cinema come nel mio”) ha portato in concorso The Commune, storia di di un maestro d’asilo accusato di pedofilia e per questo messo al bando con scandalo dalla sua stessa comunità, Siamo negli anni ’70 il mondo è attraversto da nuovi fermenti di libertà e il senso di quel vivere diverso è un ‘morbo’ che finisce per attirare il protagonista in una nuova stagione del suo tempo . Una stagione in cui rincorre nuove avventure anche sentimentali con conseguenze drammatiche.

Autore della sceneggiatura è con Vintenberg Tobias Lindholm (che firmò anche Il sospetto) ma il film nasce dall’esperienza diretta del  regista che “Dall’età di 7 anni e fino a 19 ho vissuto in una comune” ha raccontato “circondato da corpi nudi, birra, discussioni accese, amori e tragedie… E devo dire che ho una certa nostalgia di quei tempi”.

 

Sembra Marte ma è solo il pianeta solitudine

Un altro film presentato negli ultimi giorni del Festival è News from Planet Mars in cui non si parla di fantascienzaa ma del pianeta Philippe (appunto Mars, di cognome) programmatore di computer, un uomo dalla vita in pace col mondoanche se il mondo più omeno oignora, anche in famigloa Ma in cambio riceve ben poco: sua moglie, giornalista televisiva, l’ha lasciato, i due figli (un maschio dodicenne e una femmina in piena adolescenza) lo ignorano persino nel giorno del suo compleanno. Una commedia esistenziale, in piena regola la coproduzione franco-belga, di Dominik Moll (Harry, un ami qui vous veut du bien, Lemmings) che racconta un mondo di dropout attraverso la sintonia tra i due protagonisti, François Damiens e Vincent Macaigne, affrontando come si può essere genitori nel XXI secolo.

 

A volte ritornano: Miles Davis 

DonCheadle è stato molto applaudito per il biopic dedicato a Miles Davis ambientato alla fine degli anni Settanta, un pò I giorni della sua crisi, quando Miles vive segregato volontariamente nel suo appartamento dell’ Upper West Side. ‘Tira’ coca, fuma e beve tutto il giorno. Vorrebbe tornare a suonare ma non ce la fa e la sua privacy è disturbata da un giornalista di Rolling Stone (Ewan McGregor), e vive tormentato dal ricordo del suo primo grande amore, la ballerina Frances Taylor. “Il momento della crisi è quello più interessante di un personaggio” dice l’attore e regista del film. E aggiunge “Attenzione, non un documentario ma un ritratto eroico ed espressionista” .

 

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