sabato, 16 novembre 2019

Festa del Cinema di Roma, Mario Mieli e Gli anni amari

Festa del Cinema di Roma, Mario Mieli e Gli anni amari

Roma, 16 ottobre – ’“Mario Mieli era un genio, che ci ha sedotto, come riusciva a sedurre tutti coloro con cui entrava in relazione. Ma era anche un ragazzo immerso in una profonda solitudine, quella in cui si è ritrovato per l’ennesima volta quel giorno di marzo dell’83 in cui, a soli 30 anni, ha deciso di togliersi la vita””. Lo dice Andrea Adriatico parlando di Gli anni amari il film dedicato all’attivista e scrittore omosessuale, presentato un preapertura alla Festa del Cinema di Roma. Un’apertura a cui hanno partecipato i protagonisti Nicola Di Benedetto, Sandra Ceccarelli, Antonio Catania, Tobia De Angelis, Lorenzo Balducci, Giovanni Cordì, Francesco Martino e Davide Merlini. Il film è coprodotto da Cinemare (alla proiezione era presente Saverio Peschechera), Rai Cinema e Pavarotti International (con Nicoletta Mantovani, “sedotta dalla personalità di Mario Mieli e dalla sua ricerca di libertà”). Tra gli ospiti, anche alcune persone reali impersonate dagli attori sullo schermo, come lo scrittore Umberto Pasti (interpretato da Tobia De Angelis), la regista Maria Bosio (Rossella Dassu) e la traduttrice Laura Noulian (Margherita Mannino).

Gli anni amari rievoca la breve vita di Mieli fino al suicidio: Il film muove i suoi passi dall’austero liceo milanese in cui Mario esprime già con coraggio la propria personalità chiedendo di farsi chiamare Maria, e dal rapporto ambivalente con la ricca famiglia di industriali. Un viaggio a Londra indica a Mario la chiave futura del suo attivismo: la lotta politica attraverso la teatralità e il travestitismo: “i giorni nostri hanno completamente perso quel senso rivoluzionario – dice il protagonista esordiente Nicola Di Benedetto –, quella rabbia intelligente che si è andata a disperdere. Gli anni amari è necessario per riportare in primo piano una figura di cui finora si conosce solo qualche immagine sfocata, anzi pixelata”.

Da quel momento la vita di Mario non ha soste: la prima manifestazione italiana di omosessuali nel 1972 a Sanremo; la pubblicazione presso Einaudi di Elementi di critica omosessuale, pietra miliare negli studi di genere; i comizi in cui arringa le folle al raduno del Parco Lambro o a Bologna nel 1977 quando ruba la scena a Dario Fo; la trasmissione Rai in cui, con tacchi e trucco, intervista gli operai dell’Alfa Romeo sull’omosessualità. Spiega Grazia Verasani, autrice della sceneggiatura con Stefano Casi e Adriatico, e anche attrice nel ruolo di Fernanda Pivano: “Mieli è stato il promotore di un movimento per la liberazione omosessuale che nacque da una volontà di cambiamento sociale, inclusi l’utopia, il sogno, e un modo ideale, visionario e creativo di mettere il personale e il politico sullo stesso piano. Il film racconta questo clima irripetibile attraverso di lui”.

Ma c’è anche la vita privata: la devozione esoterica inseguendo una proclamata discendenza dai faraoni; la droga e i ricoveri negli ospedali psichiatrici; una fitta rete di amici o amanti, come il giovanissimo cantautore Ivan Cattaneo, l’architetto Corrado Levi e il pittore Piero Fassoni. E ci sono, soprattutto, gli anni ’70, “quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni ’70”, conclude Adriatico: una storia collettiva di impeto libertario e colorate manifestazioni giovanili, sullo sfondo degli anni di piombo e di un’aspirazione rivoluzionaria.

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