domenica, 21 luglio 2019

Fenoglio, secondo i Taviani

Fenoglio, secondo i Taviani

Roma, 27 ottobre (Fr. Palm./Servizio video di Stefano Amadio) – Lascia sicuramente un segno forte, Una questione privata, nella lunga carriera dei fratelli Taviani: per l’origine letteraria del film, tratto dal romanzo breve di Beppe Fenoglio, per l’argomento, tra Resistenza, Storia e sentimenti e per il fatto che per la prima volta dietro la macchina da presa c’è stato solo Paolo. Vittorio, ammalato, ha comunque dato il suo contributo al progetto, lavorando “da lontano” ma in modo molto presente. Così come presente, pur nell’assenza, è stato alla Festa di Roma, dove la pellicola è stata presentata, prima di uscire nelle sale dal 1 novembre, con 01.

“Non avrei pensato di dirigerlo senza lui, ma la vita è così, si invecchia e si sta male – dice Paolo – L’importante è non farsi travolgere e a noi non è successo, abbiamo scritto insieme il film e anche litigato spesso, come sempre. La lavorazione è stata bella anche senza di lui, grazie alla storia, ai luoghi, agli attori e alla troupe. C’era un clima solidale, mi sono sentito protetto”.

Gli attori in questione sono Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy e Valentina Bellé, protagonisti di un triangolo amoroso: i tre giovani si incontrano nell’estate del ’43, nella villa estiva di lei, Fulvia. Milton è pensoso e riservato, Giorgio è affascinante ed estroverso. La ragazza si sente attratta da entrambi, pur se per motivi diversi, gioca e “si divide” tra loro. Milton, un anno dopo, sospetta che Fulvia e Giorgio abbiano avuto una relazione e viene assalito dalla gelosia, mettendo tutto in secondo piano: la guerra, la lotta partigiana, l’amicizia… l’unica cosa che vuole è scoprire la verità e avere delle risposte. Ma Giorgio è stato fatto prigioniero dai fascisti e…

“Fenoglio, oggi, nel nostro tempo ambiguo, tempo di guerra non guerreggiata, ci ha suggestionato con il suo libro – affermano i Taviani – Siamo partiti dall’impazzimento d’amore di Milton per evocare, in una lunga corsa ossessiva, un dramma tutto personale e privato, un dramma d’amore innocente e pur colpevole, perchè nei giorni atroci della guerra civile il destino di ciascuno deve confondersi con il destino di tutti”.

I registi come sono arrivati al libro? Lo tenevano nel cassetto? “Sembra strano, ma l’idea di fare un film da Fenoglio è abbastanza recente – spiegano – Quattro anni fa, entrambi, anche se non eravamo insieme, abbiamo ascoltato Omero Antonutti leggere il romanzo, con la sua voce profonda. D’impeto, abbiamo chiamato l’attore, separatamente, senza sapere di aver fatto lo stesso gesto. Nello spazio di poco, dunque, abbiamo deciso che questo sarebbe stato il nostro prossimo film”.

La vicenda parla del fascismo, ma anche l’aspetto sentimentale ha peso. Proprio questo ha colpito i registi: “Ci è piaciuto vedere un altro aspetto della Resistenza e concentrarci anche sulla psicologia dei personaggi – afferma Paolo Taviani – Abbiamo tratto vari film dalla letteratura, ogni scelta nasce dall’intuizione che le pagine ci daranno la possibilità di esprimere i nostri pensieri e le ansie del nostro vivere. Ma siamo dei cineasti, non dei letterari, quindi facciamo cinema e seguiamo la nostra strada per costruire un film. Pirandello diceva che le storie sono dei sacchi vuoti afflosciati a terra e solo se riempiti di sentimenti e pulsioni restano in piedi”.

Paolo ricorda poi come hanno vissuto l’epoca fascista: “Mio padre, che aveva 5 figli, di nascosto era un antifascista. Noi siamo nati sotto il regime e all’inizio, come tutti, pensavamo che Mussolini fosse un Dio, perchè ci insegnavano che voleva il nostro bene. Solo dopo, quando le cose sono precipitate, abbiamo capito cosa era il fascismo e nostro padre ce lo raccontò. Pensavamo che quella realtà fosse giusta, ma abbiamo visto il male rovesciarsi in bene e questo ci ha dato forza. Grazie a quell’esperienza, sento una forza in me che viene dal fatto che si può cambiare, come è già accaduto”. Impossibile, dunque, non condannare e non sdegnarsi davanti agli episodi di antisemitismo della cronaca attuale: “Sono incazzatissimo – sostiene senza mezzi termini Paolo – I genitori non hanno insegnato niente ai ragazzi e la scuola non ha fatto capire da che storia veniamo”.

E i tre attori, che rappresentano la generazione dei 30enni, cosa ne pensano? Luca Marinelli è convinto che “si può cambiare e che è fondamentale ci sia forza nella gente. Non bisogna farsi addormentare nè assopirsi, vedo giovani che hanno valori”. “Bisogna crederci davvero – interviene Lorenzo Richelmy – Il pericolo è smettere di farlo ed essere sedati. Il film parla proprio di giovani, non con ideali lontani da me, cresciuti in fretta e che fanno scelte importanti”.

Una curiosità: il film è prodotto da Donatella Palermo, insieme a Rai Cinema e ad Ermanno ed Elisabetta Olmi: “Ermanno ci ha detto di sentirsi il terzo fratello Taviani – conclude Paolo – Considero Olmi uno dei registi migliori dopo la generazione di De Sica e Fellini, insieme a Bellocchio e Bertolucci”.

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