martedì, 26 settembre 2017

FareCinema tra Jeeg e i suoi fratelli

FareCinema tra Jeeg e i suoi fratelli

Roma, 5 maggio (Fr. Pierleoni) – “Conoscere le regole, assorbirle perfettamente dalle teorie sulla sceneggiatura per poi, quando ci si siede al computer, dimenticarle del tutto” e poi ”comanda più la storia di chi scrive” perché “ogni film ti deve prendere al cuore e allo stomaco”: a quanto pare chi scrive per il cinema lavora così o, almeno, sono questi i primi consigli che darebbe a un ragazzo curioso di sapere, con un foglio sotto gli occhi, da dove si comincia a scrivere, oltre la passione e la voglia di provarci.

Lo hanno confermato agli studenti di cinema del DAMS di Roma Tre, gli sceneggiatori protagonisti del primo appuntamento di FareCinema. E sono state due ore fitte di scambi ma anche di scoperte, verifiche, confidenze e piccole rivelazioni, martedì sera, davanti alla platea del Teatro Palladium dove -in occasione del Festival di Roma Tre (che proprio sulla sceneggiatura sta promuovendo un importante focus con il Premio Solinas) – ha debuttato l’iniziativa dedicata ai mestieri del set, nata in collaborazione con Alice nella Città e personalmente curata,  per Cityfest – Fondazione Cinema per Roma da Laura Delli Coli, giornalista, da sempre attenta al tema dei mestieri e delle professioni ma anche all’artigianato del cinema (ai quali ha dedicato anche un libro e un documentario).

E Filippo Gravino, Nicola Guaglianone, Guido Iuculano, Salvatore de Mola, Monica Rametta, Michelangelo La Neve, Alessandro Fabbri e con loro anche due registi anche sceneggiatori come Claudio Cupellini e Alessandro Piva sono stati generosi nel regalare ai ragazzi, tra ricordi e aneddoti dai loro set, anche molte ‘dritte’  in  due ore di vera e propria lezione sulla scrittura.

Gli studenti hanno scoperto, come in un backstage raccontato da chi ha ideato storie e personaggi, come come sono nati film molto amati soprattutto nell’ultima stagione dal pubblico più giovane. Lo chiamavano Jeeg Robot, scritto da Nicola Guaglianone con ‘Menotti’ (pseudonimo da sceneggiatore del regista Gabriele Mainetti), ma anche Veloce come il vento di Matteo Rovere (ne ha parlato Filippo Gravino), Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, autori Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo e Alessandro Fabbri che ai ragazzi ha portato anche l’esperienza di serie particolarmente seguite come 1992 e In treatment, fino a Song’e Napule dei Manetti Bros, di cui ha raccontato Michelangelo La Neve .

Nicola Guaglianone, che ha cominciato seguendo all’Anac i corsi di una grande firma come Leo Benvenuti (”uno sceneggiatore di incredibile generosità”) ha raccontato com’è nata l’idea di Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. La storia del supereroe italiano è nata dal ”desiderio di mescolare due elementi apparentemente lontani i protagonisti del mondo dei fumetti” come ha spiegato, “soprattutto i manga dei modelli giapponesi  con cui siamo cresciuti e il Neorealismo che è alla base del grande cinema italiano”. “E’ venuta così fuori” ha concluso, applaudito da una platea curiosa evidentemente molto preparata sui film ‘raccontati’, “l’idea di un personaggio che rappresenta la rivincita per gli sfigati e misantropi di tutto il mondo”. Pubblico cult al Palladium anche per Michelangelo La Neve, storica firma di Dylan dog e delle storie di Bonelli, ma anche autore di nove graphic di sua esclusiva creazione molto note ai ragazzi,  che ha firmato, la sceneggiatura di Song’e  Napule dei Manetti Bros. Ha spiegato, senza troppe teorie che proprio dalla necessità di sintesi della rappresentazione grafica  ha imparato la sua capacità di sintesi: ”Comanda più la storia di chi scrive. Ogni film ti deve prendere al cuore, ma anche allo stomaco”.

Da Alessandro Fabbri, che – lo ricordiamo –  con Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e ha scritto fra gli altri,  la versione italiana di In treatment, 1992, Un ragazzo invisibile ed è ora al lavoro proprio sul sequel del superhero movie italiano di Salvatores,  ha richiamato l’attenzione degli studenti la necessità per uno sceneggiatore di ”essere versatile e imparare a lavorare in gruppo, perché proprio scrivendo in gruppo, si impara l’uno dall’altro”. Per lui, che ha iniziato come romanziere, la differenza tra la scrittura di un film e quella di una serie c’è: ”fare un film è come scrivere un racconto e una serie come un romanzo”.

Anche Claudio Cupellini regista fra gli altri di Una vita tranquilla, Alaska, e nel team di cineasti autori di Gomorra – La serie, che sta per tornare sugli schermi televisivi  crede nell’importanza del giusto feeling con i suoi sceneggiatori: ”Il segreto è conoscersi bene, davvero intimamente. Per  creare una storia autenticamente originale” ha detto “bisogna essere capaci di sentirsi senza paracadute nel raccontare i sentimenti”, qualcosa che in Alaska si percepisce perfettamente , del resto. E se certe intuizioni, alla fine, quando si arriva al confronto finale con gli altri non funzionano? Dice Cupellini, con Iuculano e  Gravino al fianco: “il montaggio è sempre l’uscita di sicurezza”.  Con FareCinema, che avrà presto nuovi appuntamenti, fino all’autunno  la Fondazione Cinema per Roma continuerà a proporre con Cityfest, in collaborazione con Alice nella città i suoi appuntamenti, offrendo al pubblico più giovane la possibilità di avere una serie di incontri ravvicinati con i mestieri del cinema. Un’iniziativa che attraverserà l’estate, anche nelle arene del cinema e proseguirà aspettando la Festa anche in arrivo con l’autunno.

 

 

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