sabato, 16 novembre 2019

Ethan Coen, tra chirurgia e cinema libero

Ethan Coen, tra chirurgia e cinema libero

Roma, 17 ottobre (FR. Pierl) – Era la chirurgia, il tema a sorpresa scelto da Ethan Coen per il primo degli incontri ravvicinati della 14/a edizione della Festa del Cinema di Roma. A scandire la conversazione con il direttore della kermesse, sono state le scene di sette titoli scelti dal produttore, sceneggiatore e regista, più uno scelto da Antonio Monda. Un percorso dai noir Jim lo sfregiato Steve Sekely (1948), L’uomo che non c’era (2001) marcato Coen, e La Fuga di Delmer Daves (1947), all’horror Audition di Takashi Miike (1999), dal thriller distopico Operazione diabolica di John Frankenheimer (1966) alla commedia con Corpi da reato di Paul Feig (2013) e Prima ti sposo, poi ti rovino (2003), e al dramma Un medico, un uomo di Randa Haines (1991), “un film, semplice, con due personaggi che oggi sarebbe molto difficile da realizzare con gli studios”, anche se “Hollywood per me non è una parolaccia” sottolinea. Tanti, nelle sue scelte, i film in bianco e nero “che con Joel amiamo perché ti trasporta sempre in un mondo diverso”. Mondi altri, come quello del loro ‘A serious man’, una storia “legata alla loro infanzia” di cui Ethan è particolarmente orgoglioso.

L’incontro è stato un viaggio fra i generi che ha permesso a Ethan Coen anche di parlare un po’ del lavoro con il fratello: “non ci preoccupiamo mai se un film è una commedia o una tragedia, si è autorizzati a ridere anche nelle situazioni più terribili. E’ una storia che noi creiamo. Farla rientrare all’interno di una schema è qualcosa che facciamo a film finito”. Ed ora almeno per Joel Coen, la prossima avventura sarà Macbeth, adattamento della tragedia di Shakespeare con Denzel Washington e Frances McDormand, un progetto al quale Ethan, stando alle prime notizie, non sembra partecipare.

Ha scelto la chirurgia come tema dell’incontro, perché “mi interessava soprattutto perché è un dispositivo che funziona molto bene per una trama e può essere sviluppato nei modi più diversi”. Nei film dei Coen, i personaggi, sono spesso stupidi o fanno qualcosa di molto stupido “perché se tutto è ben riflettuto non c’è dramma, invece se le cose vanno storte la storia va avanti” spiega, anche se si rende conto di contraddirsi, quando dice, poco dopo, di essere con Joel un grande fan di Robert Bresson, “nei cui film i personaggi non sono mai degli idioti e sono molto meticolosi in quello che fanno”.

La chirurgia come dispositivo narrativo nel cinema. E’ il tema a sorpresa che ha voluto esplorare Ethan Coen, senza il fratello e complice artistico Joel, nel Nel dialogo con il direttore artistico Antonio Monda, è comparsa un po’ d’attualità quando ha commentato la recente dichiarazione di Martin Scorsese (nei prossimi giorni alla Festa con The Irishman), secondo cui i film Marvel non sarebbero vero cinema ma più simili ai parchi giochi. “Sì, ed è un peccato che sia così, anche se mi sembra lo siano in generale i film degli studios”.

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