giovedì, 1 ottobre 2020

El Club: la Chiesa secondo Larrain

El Club: la Chiesa secondo Larrain

Roma, 24 ottobre –  E’ un violento atto d’accusa contro le ambiguità della Chiesa cattolica El Club, Orso d’Argento a Berlino (e soprattutto film scelto dal Cile per la corsa agli Oscar come Miglior Film Straniero) che ha concluso la retrospettiva della Festa di Roma dedicata a Pablo Larrain.
Il regista, autore di soli cinque film tra cui Tony Manero e Post Mortem, questa volta racconta la Chiesa, appunto come un club, attraverso il confronto tra quattro uomini e una donna allontanati per qualche atto commesso in passato e costretti ad una convivenza in una località non identificata sull’Oceano Pacifico. I loro sono crimini gravi che devono scontare in una sorta di esilio: pedofilia, ma anche connivenza con il regime di Pinochet, e la vendita di neonati.
Il regista che ama molto Pasolini proprio quando affronta da laico il senso della religione, farà ora un noir su Pablo Neruda nei due anni in cui fu ricercato dalla polizia.

 

Intervistato da Mario Sesti al Maxxi ha intanto spiegato come vede la Chiesa, un mondo in cui si crede che i peccati vadano lavati solo davanti a Dio. “Noi viceversa” ha dertto “pensiamo che certi peccati siano anche veri e propri delitti e che vadano portati davanti a un tribunale, ad esempio nel caso della pedofilia”. Dice Larrain: “Il segreto della confessione nasconde un atto di vigliaccheria, ma Chiesa ha due facce: di fronte al mondo esterno diffonde la parola di Cristo e il suo messaggio di perdono, ma al suo interno è un’altra. E Cristo davvero non aveva questa doppiezza
El Club sarà in sala con Bolero il 20 novembre. Dice ancora il regista: “Papa Francesco rappresenta la nuova Chiesa, più vicina alla gente, capace di chiedere perdono ma si scontra con una Chiesa antica, a porte chiuse, (“conclave” vuol dire del resto chiuso a chiave) La battaglia tra queste due visioni crea un materiale molto interessante per un film. Però in comune hanno una cosa: entrambe temono i giornalisti più dell’inferno e con i media digitali e i social network sono costretti a confrontarsi con l’informazione in modo ancor più martellante.

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