sabato, 19 ottobre 2019

Effetto domino, tra crolli di imprese e valori

Effetto domino, tra crolli di imprese e valori
Photo Credit To Credits_La_Biennale_di_Venezia_-_foto_ASAC

Venezia, 2 settembre (Fr. pierl)  “I soldi per il progetto hanno fatto 10 mila km… i nostri non andavano bene?”. E’ la frase pronunciata in veneto dal protagonista (Diego Ribon) della tragedia di lavoro, affari, e tradimenti, ambinetata nel nordest,  Effetto domino di Alessandro Rossetto i presentato a Sconfini dalla Mostra del cinema di Venezia e in sala dal 3 settembre distribuito da Parthenos. nel cast, fra gli altri, anche Mirko Artuso, Lucia Mascino, Maria Roveran, Marco Paolini e Andrew C.

Con spunti narrativi che riportano alla mente vari fatti di cronaca, Ribon interpreta Franco Rampazzo, costruttore che insieme all’amico Colombo (Artuso), in una cittadina termale che resiste al turismo di massa, avvia un progetto ambizioso: convertire venti alberghi abbandonati in residenze di lusso per pensionati facoltosi. Rampazzo non immagina però che  la sua idea ha conquistato, altri investitori, ben più potenti di lui. Il costruttore non sa come combattere contro nuovi, spietati ‘avversari’ globali, pronti a sottrargli il sogno di una vita. Per questo mette in gioco tutto quello per cui ha lavorato, trascinando con sé chi gli dà  fiducia (l’effetto domino, appunto). “E’ una storia universale, come può esserlo il tradimento di un’amicizia per colpa dei soldi” dice l’attore.

 

Alla base del film c’è l’omonimo romanzo di Romolo Bugaro spiega “Franco Rampazzo esiste, e come nel romanzo ha tentato un progetto e gli è andata male. In realtà lui non è crollato come succede nel libro, quello vero è corazzato, quelli come lui non cadono mai. Possono però fare grossi danni, pensando che le persone che espongono agli stessi rischi abbiano a loro volta una corazza. Invece c’è chi non resiste”.  Quello che si racconta nel film accade in tutto il mondo, ma nel nordest italiano “gli effetti sono particolarmente deflagranti perché le imprese sono in gran parte totalmente famigliari e quindi pesa ancora di più la responsabilità di famiglie e lavoratori – dice il produttore Francesco Bonsembiante -. L’humus che c’è qua fa diventare ancora più globale questa storia”. per il regista, che aveva già portato alla Mostra nel 2013 Piccola patria, aveva già seguito da vicino, dieci anni, fa per poco tempo, un vero effetto domino. nel film, il meccanismo “traina e incatena tutto e tutti gli uni agli altri. Senza saperlo, i personaggi si addentano come cani ciechi, ognuno è sbranato mentre sta per sbranare”. Una curiosità: al photocall il cast ha sfoggiato magliette  di appoggio al Movimento contro le grandi navi in laguna.

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