mercoledì, 23 agosto 2017

È ancora Gomorra

È ancora Gomorra

Roma, 9 maggio (Francesca Palmieri) – Ciro, Genny e Pietro Savastano, i protagonisti della serie tv Gomorra, nata da un’idea di Roberto Saviano, sono tornati: attesa finita per l’inizio della seconda stagione, che Sky Atlantic HD e Sky Cinema 1 mandano in onda dal 10 maggio ogni martedì alle 21.10, con un doppio episodio a sera.

Venduta in oltre 130 paesi e programmata in contemporanea nel Regno Unito, in Irlanda, in Germania e in Austria, Gomorra – prodotta da Sky con Cattleya, Fandandgo e Beta Film – riporta sullo schermo le trame fitte e oscure della criminalità partenopea, approdando in italia, tra Napoli, Roma e Trieste, ma anche in Germania e in Costa Rica, utilizzando più di 400 location, 200 attori e una troupe di oltre 600 persone.

Dietro la macchina da presa ci sono ancora Stefano Sollima, Francesca Comencini e Claudio Cupellini, affiancati dalla new entry Claudio Giovannesi. Il cast – composto, tra gli altri, da Marco D’Amore, Fortunato Cerlino, Salvatore Esposito e Marco Palvetti – è “orfano” di Maria Pia Calzone, che interpretava Donna Imma, ma si arricchisce di altre due figure femminili: Cristina Donadio e Cristiana Dell’Anna. Il coordinamento editoriale è di Stefano Bises e Leonardo Fasoli, che firmano la sceneggiatura con Ludovica Rampoldi e Maddalena Ravagli.

La seconda stagione riparte da dove si era interrotta: Pietro Savastano è evaso dal furgone penitenziario, Ciro ha sparato a Genny, si è creato un vuoto di potere e i vari clan cercano di emergere e allargare la propria piazza. Ciro è sempre più ambizioso e vuole fare “il grande salto”, Genny ha sfidato la morte ma ce l’ha fatta, mentre Pietro, fuori dal carcere, vuole riprendere in mano il timone e il suo “impero”. Cosa accadrà a questi uomini, tra sangue e sete di vendetta?

Come afferma Nils Hartmann, direttore delle produzioni originali di Sky,Gomorra è il risultato di un percorso creativo e di una maturazione iniziata con Romanzo criminale, in continua evoluzione. La serie è la più vista di sempre e ha cambiato il mercato, suscitando un forte interesse internazionale”. Conferma Riccardo Tozzi, produttore di Cattleya: “Questa nuova attenzione verso l’Italia deriva da un fermento notevole, perchè Gomorra si è imposta e ha fatto da catalizzatore. Ha prodotto uno shock perché è uscito dallo studio e ha portato sullo schermo i volti della gente, le strade e la vita, come avvenne al cinema con il Neorealismo, che sbattè in faccia la realtà”.

Dopo un tale successo, le aspettative di un nuovo capitolo sono alte. Come vincerle? “Le abbiamo ignorate, non ci siamo posti il problema del pubblico – risponde Sollima – Erano consapevoli degli elementi rischiosi, come il crudo realismo, il raccontare la realtà senza retorica e l’uso del dialetto napoletano, ma proprio da lì siamo ripartiti. Il consenso avuto ci ha dato forza e leggerezza”.

“Avevamo un pizzico di sicurezza in più – interviene la Comencini – Noi registi e il cast raccontiamo cose anche spaventose e proviamo paura. Tutto quello che vedete è legato al sentimento di chi gira e allo stato d’animo degli attori, c’è un aspetto umano forte. Gomorra, inoltre, è un esempio di come le nicchie artistiche e le separazioni non andrebbero fatte, il cinema ha bisogno della serialità e viceversa, ci sono vasi comunicanti”. La cineasta è l’unica donna in un gruppo di uomini: “Sono grata di essere stata chiamata, è importante, perchè le donne registe sono solo il 7%. Ed è bello anche che ci siano tanti personaggi femminili, questo è l’elemento di modernità della serie”.

Tutto cominciò dal libro di Saviano, pubblicato nel 2006, che diventò poi un film diretto da Matteo Garrone. Quelle storie quanto sono cambiate, nel tempo?  “La coerenza del racconto della realtà di quegli anni è stata filologica – dichiara lo scrittore – Il lavoro complicato era sparigliare, ossia essere diversi da ciò che era già avvenuto prima nel crime internazionale e italiano. Nei film e nelle serie, di solito, è quasi impossibile spiegare i meccanismi di come si fa un appalto o un’esecuzione, tutto viene compresso o addirittura ignorato. Ecco la differenza: qui si raccontano le dinamiche del potere, ci si emancipa dal giudizio morale, non si denuncia ma si racconta”.

E ancora, Saviano sottolinea: “Non si parla solo di camorra e di Napoli, ma di una storia di potere di una famiglia e di un’economia che prende forma e riguarda tutti, ovunque si abita. Napoli diventa un aspetto di un racconto che va in un’altra direzione, per spiegare come è la politica e come sono i sentimenti umani. Le storie criminali vengono usate come grandi metafore”.

Infine, Saviano e Hartmann annunciano che, tra i progetti futuri realizzati ancora insieme, c’è in cantiere una nuova serie dal titolo 000, di respiro internazionale.

 

 

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