lunedì, 5 dicembre 2016

Due gemelle da Venezia alla sala

Due gemelle da Venezia alla sala

Roma, 26 settembre (Fr. Palm.) – Continua il percorso fortunato di Indivisibili, terzo lavoro di Edoardo De Angelis, che dopo il passaggio alla Mostra di Venezia nelle Giornate degli Autori – il Sngci gli ha assegnato il premio Pasinetti – e i consensi internazionali avuti al festival di Toronto, è pronto per le sale: il film uscirà infatti il 29 settembre, con Medusa.

Per il regista, i produttori (Pierpaolo Verga e Attilio De Razza) e le giovani protagoniste (le esordienti Angela e Marianna Fontana) questo successo è motivo di orgoglio: “Siamo gratificati nel vedere come le proiezioni, in Italia e all’estero, abbiano suscitato le medesime reazioni positive – dice De Angelis, che ha firmato la sceneggiatura con Nicola Guaglianone e Barbara Petronio – Ciò dimostra che radicare il racconto in una realtà specifica non è una ghettizzazione ma anzi, è possibile andare a fondo su elementi sentimentali universali”.

Al centro della vicenda, la “gemellanza” siamese di due adolescenti campane unite nel corpo e abituate a crescere condividendo tutto, emozioni comprese, ma con il desiderio di unicità e di separarsi, per spiccare ognuna il proprio volo. I genitori le fanno esibire in performance canore, intascando i soldi e “sfruttando” la loro particolarità fisica. Ma quando, un giorno, una delle due ragazze sarà stanca di essere considerata “un fenomeno da baraccone” e rivendicherà il legittimo diritto alla libertà individuale…

“Questa libertà ha un prezzo alto – dice il regista – C’è lotta e ci sono sofferenza e fatica per raggiungerla, ma le ragazze hanno lo slancio vitale per conquistare la possibilità di acquisire la propria personalità, per fuggire dalla realtà a cui sono costrette dalla famiglia.  Mi piace che la loro storia parli alle coetanee che desiderano la ribalta, mentre loro, invece, cercano di eclissarsi e di abbandonarla, allontanandosi dai riflettori e guadagnandosi così la loro vita indipendente. Costa dolore ma è necessario”.

La macchina da presa è quasi sempre puntata sulle gemelle, spiega poi De Angelis: “Siamo andati addosso al racconto delle ragazze, ogni campo è anche un controcampo ma tutto il fuoco è su di loro. Abbiamo fatto la scelta radicale di seguirle senza distrarsi mai, ognuno di noi doveva diventare il terzo gemello”. De Angelis dice di aver guardato a Freaks di Tod Browning, tra i riferimenti cinematografici, con la scommessa di “fare un racconto realista, ma con implicazioni favolistiche. Volevo superare la realtà in questo modo, perchè c’è una sorta di magia che permea la visione del reale negli uomini del Sud come me. Noi così individuiamo la via di fuga da una desolazione”.

Lo sceneggiatore  Guaglianone racconta lo spunto originario della storia: “Avevo letto un articolo su una donna che aveva vissuto con due siamesi ed ero stato colpito dal fatto che le due ragazze dicessero sempre ‘noi’ e non ‘io’. E il film su questo doveva vertere, su due personaggi  in perenne simbiosi che si ribellano al proprio destino e ce la fanno. Vincono, com’è giusto che deve essere, uscendo dal mondo dei ricatti morali della famiglia”.

La scelta di girare nel litorale domizio ha un significato preciso, sottolinea De Angelis: “Lo abbiamo voluto perchè ha conosciuto la bellezza, ma porta con sé le cicatrici di una violenza perpretata, come vale per le ragazze. La presenza di una betoniera non è casuale, rappresenta l’occasione di ricostruire e di ricostruirsi”.

Sul lavoro con le gemelle, invece, racconta: “Ho chiesto a loro di assegnarsi il ruolo, perchè Angela e Marianna sono in qualche modo siamesi nell’anima, legate in maniera indissolubile come le protagoniste. Questa è stata la loro prima esperienza, ma già al provino lo stadio di recitazione era maturo. Ho affiancato un gruppo di attori professionisti e all’inizio temevo il disequilibrio, ma appreso velocemente il mestiere e non hanno avuto bisogno degli altri per essere sostenute. E sono state molto brave perchè hanno camminato, vissuto e nuotato legate, abbattendo soglie di intimità come mai avevano fatto, unite da una protesi in silicone, facendo 5 ore di trucco ogni giorno e 10 ore di riprese, sottoposte ad uno stress anche fisico. Le ammiro veramente, sono delle eccellenti artiste”.

Le due attrici replicano così: “Fare il film è stata un’emozione unica che ci ha lasciato tantissimo – affermano all’unisono – Ci ha insegnato quanto sia importante l’indipendenza, ci ha fatto superare timidezze e crescere tantissimo. Abbiamo capito anche come essere accettate, senza pregiudizio, sbloccando molti lati di noi”.

Ci sarà ancora il cinema, nel loro futuro? “Di sicuro vogliamo continuare a studiare, perchè servono le basi”, rispondono, con l’entusiasmo e il sorriso dei 19 anni, ma già con le idee chiare su cosa è importante…

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