venerdì, 15 dicembre 2017

Dottor Verdone, honoris causa

Dottor Verdone, honoris causa

Roma, 22 novembre (Fr. pierl) -Con il suo cinema vuole continuare ad essere ”un pedinatore di italiani, raccontare il Paese che cambia, anche se siamo in un momento difficile, complesso che fa anche un po’ paura”. Lo ha detto Carlo verdone, oggi Un all’Auditorium dell’Università di Roma Tor Vergata un emozionatissimo Carlo Verdone, che in tocco e toga ha ricevuto alla Facoltà di lettere e filosofia la Laurea Honoris causa in beni culturali e territorio.

Un riconoscimento ”che mi colpisce anche perché capita per i miei 40 anni di carriera” ha ricordato. E a fine cerimonia è arrivata un’altra bella sorpresa, l’intitolazione della sala cinema della Macroarea di lettera e filosofia a suo padre, il professor Mario Verdone, nel centenario della nascita

Davanti a una platea strapiena che comprendeva la moglie, Gianna Scarpelli (sono separati da 20 anni ma non hanno mai divorziato), i figli Paolo e Giulia, a cui ha dedicato la laurea e Aurelio De Laurentiis, Verdone ha tratteggiato un percorso fra i suoi film, da Un sacco bello a Compagni di scuola, da Borotalco e a Viaggi di nozze: ”Se oggi sono qui devo ringraziare la mia famiglia, gli devo tutto. Mi ha spinto all’entusiasmo nel guardare in modo poetico e ironico la mia città, mi ha dato valori forti, ha coltivato in me lo stupore verso l’apparato umano”.

Come interprete si ritrova nella definizione su di lui del critico Stefano Reggiani, di ‘attore malincomico’: ”Ho fatto del mio meglio, e ora mi trovo nel pieno dell’età matura. Non è per niente facile andare avanti ma resta sempre la voglia di osservare il dettaglio, che può raccontare mille cose. Ringrazio il pubblico che è la mia benzina”. Comunque ”cercherò di darmi il cartellino rosso da solo, prima che me lo dia il pubblico. Ho ricevuto molto e ho ancora voglia di fare, ma arriverà il momento di dire basta. Allora mi darò alla scrittura o magari farò film solo da regista”. Ora il ritorno in sala è previsto a gennaio, con Benedetta follia, a fianco di Ilenia Pastorelli. ”E un film che emana tanto amore, poesia e il finale è una grande carezza. Sentivo l’urgenza di doverlo fare”. E ai giovani che vogliono fare cinema consiglia di studiare i capolavori del passato e di indirizzarsi verso la scrittura: ”c’è gran bisogno di script, concetti, spunti che devono sorprendere e stupire”.

Parlando con i giornalisti vista la laurea in beni culturali e territorio, il discorso torna sulla capitale: ”è una città che ha un urgente bisogno di ripartire. E’ il biglietto di presentazione dell’Italia e in questo momento deve prendere esempio da Milano, che grazie a un evento e per il grande senso civico dei cittadini è riuscita a trasformarsi in una città meravigliosa e all’avanguardia”. Comunque ”non voglio più fare polemiche con nessuno, dobbiamo trovare una sinergia tra chi la governa e i cittadini, perché le colpe sono di entrambi”. Il lavoro da fare ”non è facile perché ci sono delle metastasi ataviche. Però dobbiamo mettercela tutta evitando inutili liti condominiali. Cittadini e istituzioni devono lavorare insieme cercando di capire che non c’è più tempo da perdere”.

Cosa pensa invece dello scandalo molestie nel mondo del cinema e delle accuse a Brizzi? ”Sono d’accordo con quanto ha detto Santamaria, i processi si devono fare in tribunale e i provini si devono fare negli uffici. Io quando li faccio ho sempre accanto a me un aiuto regista, e non li faccio a casa”. Ora, ”si sta buttando tutto un po’ in caciara. Non si può denunciare dopo 30, 35 anni, c’è qualcosa che non va, perché poi alzando questo polverone il mondo del cinema sembra un mondo di sospettati. C’è anche tanta brava gente e c’è una parte, secondo me piccola, che agisce male”.

Leggi anche