domenica, 21 aprile 2019

Donne nel cinema italiano, poche registe e tanti ostacoli

Donne nel cinema italiano, poche registe e tanti ostacoli

Roma, 24 gennaio (Fr. Pierl) – Nel 2015- 2016 a depositare lavori riconducibili a un’opera cinematografica o assimilata secondo il genere sono stati 941 autori e solo 434 autrici. Mentre la disparità resta molto ampia per quanto riguarda i film di fiction destinati alla sala (depositati da 426 uomini e 168 donne), si assottiglia per le serie tv e d’animazione documentari (depositati da 285 uomini e 216 donne) e si arriva al sorpasso per sitcom (depositate da 54 uomini e 60 donne e soap opera (depositate da 74 uomini e 86 donne). Le regie dei progetti, sono per l’87,6% di uomini e il 12.4% di donne, e le sceneggiature per il 77.9% di uomini e il 22.1% di donne. Sono fra i numeri offerti al convegno, che si è tenuto oggi a Roma, Gap & Ciak: Uguaglianza e genere nell’industria dell’audiovisivo, evento di chiusura del progetto di ricerca ‘Dea – Donne e audiovisivo’ del Cnr – Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali. Il progetto ha usato fra le fonti, i dati di Eurimages e della Siae e la ricerca di Ewa (European Women’s Audiovisual network) da cui non arrivano numeri più confortanti: meno del 10% (9,2%) sono i film diretti da donne che arrivano nelle sale italiane. L’88% dei film a finanziamento pubblico italiano sono diretti da uomini. Solo nel 12% dei casi si registra una regia femminile. Solo il 21% dei film prodotti dalla Rai hanno una regista. Il 25,7% delle produttrici sono donne, percentuale che diminuisce quando il ruolo diviene più importante, e il 14,6% delle sceneggiatrici. Nelle troupe macchiniste, operatrici e foniche ono meno del 10%. Sono il 6,2% le direttrici della fotografia, e compongono le colonne sonore solo il 6% di donne. Sono invece in maggioranza nei dipartimenti dedicati a casting, trucco e costumi. Inoltre stando a Filmitalia, fra i 100 film che hanno incassato di più nel 2017, solo 19 sono italiani e di questi solo uno diretto da una donna (Gli sdraiati di Francesca Archibugi, al 73/o posto), mentre otto erano prodotti anche da donne (fra gli altri, Mister Felicità, Lasciati andare, Moglie e marito, Fortunata e Rosso Instanbul). Fra i pochi dati incoraggianti quello sui festival. Il 33% (che sale al 51% nell’Unione Europea) dei film diretti da donne ha ricevuto una nomination o dei premi in festival nazionali o internazionali, contro il 17% dei film degli uomini che riceve nomination/premi nazionali e il 23% internazionali. “Il Mibac, oltre che impegnarsi nella raccolta dei dati e nella sensibilizzazione sul tema, ha fatto azioni concretissime per far crescere i numeri delle donne nel cinema italiano, come aver introdotto elementi di premialità nei vari schemi di sostegno economico della nuova Legge Cinema, per i progetti che abbiano una regia femminile o abbiano la maggiorparte degli autori donne” spiega Iole Giannattasio, della direzione generale Cinema. Tra i pochi uomini presenti al convegno c’era il produttore Riccardo Tozzi, fondatore e presidente di Cattleya, secondo cui “una rivoluzione in rosa sta arrivando nel mondo della serialità: “Oggi se si lavora con netflix o Amazon si ha a che fare con donne che hanno il potere di decidere e che accettano solo storie nelle quali le donne abbiano un ruolo importante, sia a livello di temi che di presenza. E’ quello il futuro. Il cinema risente delle condizioni nazionali e l’Italia è arretrato rispetto alla condizioni lavorative delle donne”. Una
Tra i temi tornati nel dibattito la necessità o meno di quote per facilitare la presenza delle donne fra gli autori e fra chi lavora sul set: “Va fatta una protezione” dice la regista Anna Negri (Baby) – c’è una disparità che va spezzata”. D’accordo con lei Antonietta De Lillo: “potrebbero essere utili delle normative che pongano un maggior equilibrio tra i film fatti dalle donne e fatti dagli uomini, con protagoniste femminili e maschili. Serve una semina che dia possibilità a tutti”. Il maggior spazio dato alle donne sul piccolo schermo sta portando la regista de Il resto di Niente a pensare per la prima volta in carriera a una serie: “Ho individuato il libro che vorrei trasformare in serie. E’ una storia che sento molto vicina. Vorrei raccontare Napoli dagli anni ’70 ad oggi attraverso la storia di ragazzi che amano la musica”. La sceneggiatrice Giulia Steigerwalt di Dissenso comune porta il discorso anche sull molestie che nella niostra comunità sono ancora molto presenti ma per cui non ci si indigna e questo è gravissimo. Il corpo della donna è raccontato, visto e posseduto solo da una visione maschile”. Per Anne Riitta Ciccone (Centoautori), alcuni ostacoli alle donne autrici possono venire anche da donne ‘patriarcali in un posizione di potere che vogliono compiacere un mondo maschile. A me è a capitato che una doi loro mi scartasse dalla regia di una fiction perché secondo lei polso e sangue potevano venire solo da un uomo”.

Dea ha proposto anche una serie di raccomandazioni, come un codice etico che per le imprese che la promuova la parità di genere; e prevederne il respetto, fra gli altri, nell’assunzione del personale (fermo restando il requisito del merito e nella retribuzione (a parità di ruolo) e nelle commissioni di selezione.

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