lunedì, 22 ottobre 2018

Dobbiamo parlare, o meglio di no?

Dobbiamo parlare, o meglio di no?

Roma, 21 ottobre (Francesca Palmieri) – Un bell’attico nel centro di Roma, una coppia affiatata che vive e lavora anche insieme, un’altra che invece è sull’orlo del fallimento dopo l’improvvisa scoperta di un tradimento, una serata che inizia come tante altre ma poi si trasforma in un ring dove si combatte a suon di rivelazioni sconvolgenti, parole velenose e accuse: ecco gli ingredienti messi in scena da Sergio Rubini in Dobbiamo parlare, tra i titoli italiani della Festa di Roma, in sala dal 19 novembre con la nuova società di distribuzione Cinema di Valerio De Paolis.

Nel film, a incontrarsi/scontrarsi ci sono da un lato Rubini e Isabella Ragonese, che formano la coppia intellettuale, di sinistra, lui scrittore di romanzi, lei la sua fidata ghostwriter, e dall’altro Fabrizio Bentivoglio con Maria Pia Calzone, che rappresentano la coppia di destra, lui chirurgo ossessionato dal lavoro e dai soldi e con un’amante nel cassetto, lei insoddisfatta e infelice e parimenti infedele, che ha da anni una relazione parallela.

La pellicola è interamente girata in un unico ambiente e ha un’impostazione teatrale che può far richiamare alla mente Carnage di Polanski, anche se Rubini è chiaro nel precisare subito che il suo riferimento è stato “la commedia all’italiana di carattere, come è nella nostra tradizione”. E che semmai ha guardato al suo esordio, La stazione, e a “quei racconti che vanno avanti per ellissi. Il cinema ha la capacità di aprire mondi anche se si gira in un ambiente piccolo, ma la claustrofobia non era la tonalità di questo racconto”. La sua idea, sviluppata insieme agli sceneggiatori Carla Cavalluzzi e Diego De Silva, era “mettere due coppie dentro una casa e vedere che chi doveva saltare per aria invece resta insieme e viceversa scoppia chi sembrava unito”. In piazza ci sono sentimenti, legami tenuti in piedi dai beni materiali e tante cose non dette, dietro l’apparente serenità che riguarda non solo la sfera sentimentale, ma anche l’amicizia. E finchè non si parla – o si parla poco – va tutto bene, ma quando ci si libera e cadono i freni…

Come sottolinea Rubini, “Il film parla anche di uno scontro di classe tra coppie che un tempo sarebbero state nemiche per differenze politiche ma che oggi si accettano, oltre ad affrontare il tema del conflitto generazionale. I 50enni hanno disincanto e sono animati da qualcosa di oscuro, mentre il personaggio della Ragonese, che ha 30 anni, ha la sua idea del mondo e dell’amore, una sorta di idealismo con una luce dentro. Ed è l’unico tra tutti a compiere un atto di rivolta”.

Rubini definisce la sua opera “un film al femminile, che mostra la voglia di parlare delle donne ma anche la loro capacità di tacere”. E sullo sfondo dei discorsi c’è la crisi, di cui il regista vede anche lati positivi: “Tutti la considerano una iattura, ma può essere una buona opportunità per la mia generazione, che ha il compito di rimboccarsi le maniche”.

Prima delle riprese, sono state fatte delle prove in teatro: “Abbiamo fatto sei prove aperte davanti al pubblico che sapeva facessimo un film – racconta Rubini – Il teatro è stato usato solo come approfondimenti del testo e per costruire un gruppo, perchè mettere in scena dei veri amici non è facile. Dopo il teatro, per ricreare lo stesso spirito, siamo stati chiusi in un appartamento romano, con 25 persone, facendo un lavoro tutto di ricerca”. E il frutto è stato far fare a Bentivoglio il ruolo che in maniera più logica e naturale doveva spettare a Rubini: “Abbiamo voluto scompaginare la regola e metterci in difficoltà – dice il regista – Fabrizio ha interpretato il comico romanesco portandosi dietro la sua storia, il suo mondo”. “Avevo paura di non essere accettato come romano – interviene Bentivoglio – Ma quando la troupe mi ha fatto i complimenti e ha riso alle mie battute, durante le riprese, ho capito che avrebbe funzionato”.

Maria Pia Calzone è stata scelta da Rubini dopo che l’hai vista recitare nella serie tv “Gomorra”, mentre Isabella Ragonese è stata voluta perchè credibile nel suo personaggio. E l’attrice così parla di Lisa: “E’ una giovane donna che vive nella bambagia, con le sue paure e fobie. La nostra è tutta una generazione di ghostwriter che vive un passaggio dall’ombra alla luce. L’ho rappresentata spesso nei film, ha un futuro già calcato da altri, che non arriva mai. Lisa è rivoluzionaria perché ha saputo fare lo scatto dal pensare delle cose come un’idealista all’agire”.

A fine novembre, tutto il cast si riunirà per tornare in teatro con uno spettacolo che toccherà varie città italiane, compresa Roma (con tappa al Teatro Ambra Jovinelli).

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