sabato, 16 dicembre 2017

Divide il Godard di Hazanavicius

Divide il Godard di Hazanavicius

Cannes, 21 maggio – (red. Cin.) – “In questo film abbiamo giocato d’immaginazione, c’è ironia ma anche tenerezza e c’è anche un po’ la magia della commedia all’italiana”. Irriverenza? Beh non manca davvero nella lettura iconica che offre del ’68 e del Maggio francese Le redoutable, biopic attesissimo dedicato da Michel Hazanavicius a Jean Luc Godard subito al centro di una prevedibile polemica: chi stronca per lesa ideologia, chi ne difende lo spirito ironico…Ma, come dicono subito regista e interpreti, “fare semplicemente una biografia ‘seria’ sarebbe stato inutile”. 

Il Godard di Louis Garrel  nella sua ricostruzione fedele, nella gestualità, nella somiglianza fisica e, perché no, anche in qualche piccolo tic riproposto da Garrel alla perfezione, infatti, è praticamente perfetto. Com’è perfetto il corpo di Anne,  La Chinoise interpretata dalla giovane Stacey Martin  che nel cast figura insieme alla moglie di Hazanavicius, Bérénice Bejo, nel ruolo della regista e sceneggiatrice Michèle Rosier, autrice dei libri dai quali è partita la ricostruzione di Hazanavicius e scomparsa, tra l’altro da poco. Ma Le redoutable, in concorso a Cannes, e in sala in autunno in Italia con Cinema di Valerio De Paolis è anche un film che suscita indignazione. Troppo irriverente verso il maestro della Nouvelle Vague? Per gli italiani sono azzardate anche le apparizioni di Bernardo Bertolucci interpretato da Guido Caprino e di Marco Ferreri, che scrittura la moglie di Godard per Il seme dell’uomo e Hazanavicius racconta piuttosto tra i ritornelli di Celentano.

Difficile immaginare cosa penserà del film Il padre della Nouvelle Vague – nato a Parigi ma di origine svizzera – il vero “formidabile” Godard. Nel racconto, costruito come un ‘biopic’ ma non solo, la ricostruzione sposta infatti l’idea del film Oscar®, di Hazanavicius, straordinariamente amato in tutto il mondo – The Artist- in un Maggio iconico, certo, con Mao e le bandiere rosse sullo sfondo, ma, in fondo, intriso di contraddizioni ideologiche in un’epoca di sogni infranti troppo presto da parole d’ordine ormai metabolizzate come l’impossibile rivoluzione mancata non solo dai ventenni di allora. “Cercando il suo ideale – come ha spiegato Hazanavicius – Godard ha distrutto tutto quello che aveva intorno: le sue radici, i suoi idoli ma anche il suo lavoro, la rete degli amici e la sua relazione sentimentale, fino a distruggere, in qualche modo se stesso“.

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