venerdì, 15 dicembre 2017

Diaspora, ora in home video

Diaspora, ora in home video

Roma, 13 luglio – Arriva in home video Diaspora – Ogni fine è un inizio, la nuova opera di Luigi Faccini con protagonista Marina Piperno, un film ‘unico’ nel panorama della produzione italiana, perchè diviso in 4 parti, per quasi 4 ore di visione. Si può definire un’opera “fuori quadro”, accompagnata da una speciale edizione pubblicata da Istituto Luce Cinecittà, che comprende 4 dvd, un ricco apparato testuale e fotografico in una particolare confezione-album, a riprodurre l’ispirazione “genealogica” e la varietà di immagini e personaggi del film.

Dopo una vita appassionata dietro la macchina da presa come produttrice (prima donna in Italia a misurarsi con una professione tipicamente maschile), Marina Piperno si è messa davanti alla camera per raccontare la storia della sua famiglia, servendosi anche di foto d’epoca, filmini familiari in 9 millimetri e citazioni di perenni classici come Casablanca o Come eravamo.

Dall’alba delle leggi razziali promulgate dal regine fascista nel 1938 a imitazione di quelle hitleriane, fino ad oggi, quando i cugini americani, israeliani ed europei, rintracciati durante il suo viaggio transcontinentale, sono già di terza generazione. Un viaggio e un racconto che parte da Pitigliano e subito vola a New York, Lower East Side, per poi atterrare sul deserto del Negev, tornare al Ghetto di Roma e toccare tante propaggini di orienti e occidenti diffusi.

Fuori da una sola religione e una sola cultura, Marina Piperno è andata alla conquista di una più solida identità ebraica, in ascolto col mondo e con la libertà di conviverci, mescolando passato e presente e facendo emergere la tenace resilienza ebraica e la sua infinita varietà identitaria.

Faccini spiega come si è approcciato all’opera e al lavoro: “Non vengo da scuole canoniche o accademie, ma dall’immersione nelle relazioni di cui è fatta la realtà. Agisco come chi fa ricerca antrologica e storica, unendo vita e fiction, stimoli e forme. Sono figlio del documentario canadese e sono vicino alla camera stylo del cinema francese e della Nouvelle Vague”. Ed ecco cosa rappresenta per lui: “Camera stylo per me è simbiosi con lo strumento che si fa protesi attiva e complice che mi porta dentro la realtà e le sue auto rappresentazioni. Fissa segnali iconici e scrive, consentendomi aree di improvvisazione inimmaginabili prima. Camera stylo sono io e la vita amata che diventiamo cinema e, reversibilmente, il cinema che si rovescia dentro la vita. E’ il nome della libertà espressiva”.

 

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