venerdì, 21 febbraio 2020

Di Gregorio, Lontano Lontano, il mio elogio della lentezza

Di Gregorio, Lontano Lontano, il mio elogio della lentezza

Roma, 12 febbraio – (Fr. Pierl) – Una telefonata di Matteo Garrone ha dato il via a Lontano Lontano, la nuova delicata commedia sociale di Gianni di Gregorio, anche coprotagonista con Giorgio Colangeli e Ennio Fantastichini (qui alla sua ultima interpretazione) che dopo il debutto al Torino Film Festival, arriva in sala dal 20 febbraio con Parthenos. “Matteo mi ha chiamato per dirmi che avrei dovuto fare sui pensionati costretti a partire per motivi economici dall’Italia, e se non lo facevo io, chi l’avrebbe fatto un film su questi vecchietti? – spiega sorridendo Di Gregorio, che è stato cosceneggiatori, fra gli altri, di Gomorra – così ho iniziato a documentarmi”

Protagonisti della storia Attilio (Fantastichini), Giorgetto (Colangeli) e il Professore (Di Gregorio), tre romani sulla settantina, che un giorno decidono di mollare la vecchia vita di quartiere e andare a vivere all’estero. Il Professore, in pensione dopo una vita a insegnare il latino, si annoia moltissimo, Giorgetto, ultima scheggia del popolo di Roma, non riesce ad arrivare a fine mese, e Attilio, robivecchi e fricchettone, vorrebbe rivivere le emozioni dei tanti viaggi fatti in gioventù. A loro si aggiunge un quarto viaggiatore, Abu (Salih Saadin Khalid) l’unico reale.

“E’ una storia che racconta come ci sia sempre attenzione in noi all’uomo e alla sua parte positiva, ma dovremmo rispolverarla” dice il regista, che sottolinea come “con grandi attori come Colangeli e Fantastichini da una Cinquecento mi sono ritrovato una Ferrari. Hanno trascinato tutto il film, hanno fatto vivere la sceneggiatura in maniera straordinaria”.

Lontano lontano rappresenta anche quell’elogio della lentezza, “che non sempre t’aiuta. Un elemento è la pigrizia romana, ma ne sono componenti anche la tolleranza e l’accoglienza. Secondo me ancora c’è uno zoccolo duro di gente semplice che è pronta ad agire se si può fare un po’ di bene. E comunque non si invecchia mai, se si vuole fare qualcosa, va bene anche a 70 e 80, si può fare a qualunque età”.

Tra le carte vincenti del film c’è la grande intesa fra i tre protagonisti: “Il segno che ci fosse l’abbiamo avuta in un pranzo che abbiamo fatto dopo una prova costume. Era un pranzo di lavoro, ma non abbiamo detto una parola sul film ce n’era però già tutto il senso, stare insieme da amici e condividere, con la certezza di essere accolti reciprocamente. La sceneggiatura era forte,erano molto evidenti i binari in cui dovevamo andare e La prima Ferrari fra noi è stato Gianni”. Ed Ennio Fantastichini con la sua performance nel film “dà una testimonianza toccante e commovente del suo talento – dice il produttore Angelo Barbagallo -. Leggendo la sceneggiatura, ero rimasto colpito, da come Gianni, pur non conoscendo a fondo Ennio, ne avesse catturato con il suo personaggio, la sua generosità e follia”

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