sabato, 21 settembre 2019

Del Toro, bisogna raggiungere la parità di genere

Del Toro, bisogna raggiungere la parità di genere
Photo Credit To Pietro Coccia

venezia, 29 agosto (Fr. pierl) – Dalla parità di genere ai film di Netflix: il presidente della giuria di Venezia 75 Guillermo Del Toro, Leone d’oro 2017 con La forma dell’acqua non evita i ‘temi caldi’ nella conferenza stampa dedicata ai presidenti delle giurie per i cinque concorsi della Mostra (venezia 75, orizzonti, realtà virtuale, Opera prima e venezia Classici). Secondo il cineasta messicano l’obiettivo per la parità di genere nel cinema “credo sia del 50/50 entro il 2020 e va raggiunto. C’è un vero problema a livello culturale che va risolto, ci sono molte voci che non vengono ascoltate e devono esserlo. La questione non sono le quote ma capire a fondo il problema. Parlarne e farsi domande è necessario, perché per molti decenni non è stato fatto”. Del Toro si impegna anche in prima persona: “Sto producendo cinque film e tre sono diretti da donne. Bisogna anche far sì che nelle giurie dei festival ci sia un giusto equilibrio tra uomini e donne, come vediamo qui. E’ importante che tutto questo abbia un significato molto forte, ce n’è una forte necessità”. Sull’argomento torna anche il presidente della Biennale Paolo Baratta: “Siamo stati sempre molto aperti nell’affrontare ogni questione, e per questo abbiamo anche comunicato i numeri sulle presenze di registe al festival, che abbiamo scoperto essere molto bassi in percentuale, solo il 21%, con l’eccezione del concorso della Virtual reality. Spero che questi dati vengano rivelati anche dagli altri festival per esaminare la situazione in maniera più obiettiva. Per quanto riguarda il sospetto che ci sia alla Mostra qualche pregiudizio, ribadisco che noi siamo aperti e trasparenti”.

Del Toro spegne poi ogni possibile controversia legata ai film di Netflix: “Si deve valutare ciò che appare nel rettangolo dello schermo, tutto quello che è al di fuori non ci importa. Ciò che conta è la qualità del film e del racconto, la vita nel cinema”. Come presidente della Mostra, spera di sorprendersi, “di scoprire. Essere un giurato rinnova un rapporto con il cinema che va al di là dell’aspetto commerciale e culturale, è qualcosa di molto intimo, un’esperienza meravigliosa ed unica. Sai che in qualche modo cambi la vita di qualcuno. Siamo tutti d’accordo nel voler fare un lavoro molto serio, dettagliato e curato”. A chi gli chiede se senta più pressione per la presenza di concorso dell’amico e connazionale Alfonso Cuaron, risponde sorridendo: “Non sono il dittatore della giuria ma il presidente, è un ruolo importante, che affronto come adulto, professionista, e cineasta, per giudicare i film con equilibrio, per tutti noi in giuria è molto importante. Il fatto che un film venga dall’Australia o dal Messico non conta”. Innegabile il momento d’oro del cinema messicano al Lido, che nelle ultime tre edizioni ha conquistato due volte il Leone d’oro (oltre a La forma dell’acqua l’anno scorso, nel 2015 aveva vinto la coproduzione venezuelana/messicana Ti guardo di Lorenzo Vigas). Secondo il direttore della Mostra, Barbera “non c’è dubbio che l’intero subcontinente americano sia la regione del mondo dove succedono più cose interessanti a livello cinematografico. Tanti giovani registi si stanno affermando. E tra i Paesi sudamericani, i più interessanti e ricchi per produzione sono Messico e Argentina”. Per il regista “è bellissimo vedere che il panorama dei cineasti messicani continua a crescere – commenta Del Toro -. E’ incredibile, se pensiamo che 20 anni fa il nostro cinema non aveva tanto peso. Ci sono voci nuove molto forti e potenti, di una di queste sto anche producendo il film”.

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