lunedì, 5 dicembre 2016

Dedicato a Rondi

Dedicato a Rondi

Roma, 17 ottobre (M. Puc.) – Un omaggio affettuoso a Gian Luigi Rondi, alla presenza di uno dei suoi figli e dei nipoti ma soprattutto della grande famiglia del cinema, dal David ai tanti amici, e naturalmente ai collaboratori di una vita, che hanno voluto lasciare un segno nel ricordo non con una celebrazione ma con quello che Gian Luigi avrebbe più amato: un documentario sul ‘suo’ David di Donatello e sull’avventura dell’Accademia del Cinema Italiano e l’ultimo libro che ci ha lasciato, una sorta di testamento nel quale racconta e segnala i protagonisti importanti, 21 nomi della sua vota attraverso gli Incontri personali ed artistici vissuti in oltre mezzo secolo di relazioni personali, politiche, istituzionali, affettuosamente e non solo strategicamente importanti.

Alla Festa del Cinema di Roma, in assoluta anteprima, il film, poi il libro, edito da Simone Casavecchia, presentato in diretta su Radio Radicale da Gianni Letta, Piera Detassis, Serena Andreotti, Caterina D’Amico, con gli interventi di due grandi amici come Enzo Decaro e Mario Longard. 60 ieri oggi e domani il titolo del documentario scritto e diretto da Giorgio Treves, prodotto da Jean Vigo Italia e Istituto Luce Cinecittà, con gli interventi, tra gli altri, di Manuela Pineschi, Enrico Lucherini, Caterina D’Amico, Gina Lollobrigida, Giuseppe Tornatore, Paolo Taviani, Vittorio Taviani, Nanni Moretti, Matteo Garrone, Francesco Munzi, Giuliano Montaldo, Stefano Rulli, Krzysztof Zanussi, Margarethe von Trotta, Luca Bigazzi, Isabella Cocuzza, Arturo Paglia, Vittorio Storaro, Dante Ferretti, Gabriella Pescucci, Ennio Morricone, Francesca Archibugi, Saverio Costanzo, Gabriele Mainetti, Margherita Buy, Valeria Bruni Tedeschi, Alba Rohrwacher, diventa naturalmente un omaggio anche al compianto Gian Luigi Rondi, che del David è stato tra i fondatori il grande animatore.

“L’idea di questo film – dice il regista Treves – nasce da un primo documentario in occasione dei suoi cinquant’anni, con un bilancio che sentivamo iportante, dieci anni dopo integrareE proprio con Rondi ci siamo resi conto che le premiazioni rappresentavano uno specchio della storia del nostro paese, di come è cambiato in sé e in rapporto al cinema.. Dopo la stagione dei grandi maestri, della commedia, c’è stato un momento di crisi di identità del cinema di genere. Oggi c’è una sorta di risveglio, una presa di coscienza di un’identità che pure attraverso mille difficoltà produttive ed economiche porta avanti delle iniziative di rilievo. Saverio Costanzo dice  nel film che il risveglio c’è quando cominciano a uscire fuori cinque o sei nomi, e si riferisce al cinema danese o coreano, ma qualcosa accade anche da noi, basta pensare a Tornatore, oppure a Mainetti. E i David con i premi ai corti e alle opere prime hanno sempre incoraggiato le nuove leve”.

Eppure, qualcuno pensa ancora che i premi non servano o che siano solo strumenti di glorificazione della vanità: “Lo dice anche Moretti nel film – risponde Treves – ma i premi fanno sempre piacere. Facciamo tutti un po’ gli indifferenti ma quando li ritiriamo ma c’è sempre una certa tensione nell’attenderli sperando che quell riconoscimento arrivi. Del resto, nel cinema, permettono di riportare l’attenzione su un film e magari  di riportarlo in sala. Inizialmente c’erano due  scuole di pensiero circa i film meritevoli di essere premiati, all’Accademia del David. Gemini sosteneva, da esercente, che i film premiati non dovessero essere solo quelli artisticamente importanti ma anche quelli capaci di raggiungere un vasto pubblico. Poi, spesso, abbiamo scoperto che le due cose coincidevano, ad esempio nel caso della commedia all’italiana, che diceva cose importanti sul nostro costume e la nostra società pur ottenendo buoni riscontri al botteghino. E in alcuni casi abbiamo premiato anche film ‘scomodi’ come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto oppure Diaz, o Il Caimano, di cui sottolineiamo nel documentario anche le valenze ‘profetiche’”.

 

 

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