lunedì, 21 ottobre 2019

Il cinema è in ripresa, ma non quello italiano

Il cinema è in ripresa, ma non quello italiano

Roma, 19 gennaio (Fr. Palm.) – Il cinema è in ripresa, ma quello italiano continua a zoppicare: i dati Cinetel del box office del 2015 – che rilevano il 93% delle presenze dell’intero mercato – rispetto al 2014 indicano un incremento dell’8,56% dei biglietti venduti (99.362.667) e un aumento del 10,78% degli incassi, pari a 637.265.704 euro, ma purtroppo la quota di mercato del cinema italiano è scesa al 21,35%, contro il 27,76% del 2014.

Un vento positivo sta soffiando ora, all’avvio del 2016: dal primo al 17 gennaio si sono registrati 14,9 milioni di biglietti staccati, +52,59% rispetto al 2015, e si sono incassati 103,5 milioni di euro, +57,47% rispetto al 2015. Il merito, senza dubbio, è del grandissimo successo di Quo vado di Checco Zalone, che sta riempiendo le sale di tutta Italia.

Se il nostro cinema tentenna, quello americano vola alto: la sua quota di mercato, infatti, è passata dal 49,65% del 2014 al 60,01% del 2015. E cresce, anche se di poco, il numero di film distribuiti che nel 2015 sono stati 473, a fronte dei 470 del 2014.

A commentare i dati, all’Agis, tra bilanci e riflessioni, sono stati, accanto al presidente CINETEL Michele Napoli, il presidente dell’ANEC Luigi Cuciniello, il presidente dell’ANEM Carlo Bernaschi, il presidente dell’ANICA Riccardo Tozzi, il presidente della Sezione Produttori ANICA Francesca Cima, il presidente della Sezione Distributori ANICA Andrea Occhipinti e il direttore generale Cinema del MiBACT Nicola Borrelli.

Il primo a prendere la parola è stato Tozzi, che ha evidenziato luci e ombre dei numeri raccolti: “L’aumento delle presenze è un dato importante, soprattutto alla luce dell’evoluzione dei nuovi media, perchè significa che la tendenza ad andare in sala rimane, pur con l’avvento dei mezzi e dell’homevideo – dice – Ma il mercato italiano non si espande, è inferiore rispetto agli altri paesi come Francia, Inghilterra e Germania. Siamo un mercato che non sfrutta il suo potenziale di consumo, non riusciamo a sfondare la barriera e c’è da chiedersi il motivo”.

Quanto al calo della quota di mercato, aggiunge: “Il nostro cinema negli anni 2000 ha avuto una crescita costante, arrivando fino al 31%, ma dal 2013 è iniziata la discesa. Da allora, la quota ha cominciato a flettere e abbiamo perso un terzo degli spettatori per strada, un dato non trascurabile. Siamo quindi in una forbice, divisi tra il consumo di cinema che aumenta e quello del prodotto nazionale che scende costantemente”.

Tozzi ha ricordato anche che “in termini di numeri siamo i massimi produttori europei, ma le risorse investite sono le stesse. Produciamo dunque sempre più film ma con lo stesso budget e questa non si chiama crescita ma frammentazione”. Tirando le somme, poichè è evidente che “non raggiungiamo una parte di bacino”, per Tozzi bisogna fare “una riflessione seria al di là del singolo film che va bene o male, per capire cosa sta succedendo, riguardo alle strutture ma anche al tipo di film che facciamo. I dati ci indicano la direzione verso cui lavorare”.

Bernaschi ha affrontato invece il tema della stagionalità:  “Mentre il prodotto americano esce tutto l’anno, i film italiani sono ammassati nel periodo di ottobre o a gennaio o in primavera – dichiara – Gennaio è mese di maggior incasso da vari anni e tutti ne vorrebbero approfittare, ma questo porta alla cannibalizzazione e al disorientamento da parte del pubblico. E’ necessario ripartire il prodotto durante l’anno”.

Per Francesca Cima, “Il mercato è molto polarizzato, alcuni titoli sono reperibili ovunque ma altri è come se proprio non uscissero. Ogni film ha il suo pubblico, che però non sempre riesce a raggiungere. E se il recupero è dovuto a blockbuster indiscussi e sorprendenti, ad incidere sui dati c’è anche il fatto che i film italiani rimangono pochissimo in sala”. La produttrice della Indigo sottolinea poi l’importanza del cinema per ragazzi: “Se guardiamo i titoli che hanno vinto al botteghino, ci sono Inside out e Minions. Il prodotto per i giovanissimi è mancato all’appello del nostro cinema italiano, invece dobbiamo investirci”. E non a caso, la Cima sta lavorando al secondo capitolo de Il ragazzo invisibile.

Occhipinti auspica una migliore distribuzione: “Possono crescere i risultati, ma il problema è sempre quello – afferma – I film devono uscire anche da aprile in poi e stiamo ragionando su come integrare la stagione con titoli che abbiano una potenzialità di impatto”.

E adesso, cosa aspettarci dal 2016? Cuciniello e Borrelli concordano sul fatto che Quo vado faccia da traino e il presidente del MiBact fa notare che Zalone, fino ad oggi, ha incassato come il totale dei primi 10 film italiani. E scorrendo la top ten, l’Italia appare solo all’ottavo posto del box office con Si accettano miracoli, per poi ricomparire al 16.mo posto con Vacanze ai Caraibi.

 

 

 

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