sabato, 29 aprile 2017

Dati 2016: bene, ma con riserve

Dati 2016: bene, ma con riserve

Roma, 17 gennaio (Fr. Palm.) – Il cinema (ri)alza piano la testa: segni positivi di ripresa nel 2016 per il box office italiano, con un aumento del 6,06% dei biglietti venduti, rispetto al 2015, per un totale di 105.385.195. Come mostrano i dati Cinetel, crescono anche gli incassi, che ammontano a 661.844.025 euro, con un incremento del 3,86%. Anche la quota di mercato sale, passando dal 21,35% al 28,71%. Il 2016 ha superato l’anno precedente, ma anche il 2014, con il 15% in più sia per le presenze, sia per gli incassi.

A trarre bilanci e commentare i numeri, nel tradizionale appuntamento con la stampa all’Anica, il suo presidente Francesco Rutelli, il presidente Anec Luigi Cuciniello, il presidente Anem Carlo Bernaschi, Andrea Occhipinti, a capo della Sezione Distributori Anica, Francesca Cima, che guida la Sezione Produttori Anica, l’amministratore delegato di Cinetel Richard Borg e Nicola Borrelli, direttore generale Cinema del MiBACT.

L’industria è d’accordo nell’esprimere soddisfazione per il traguardo raggiunto nel 2016, ma i toni non sono trionfalistici perchè sul piatto ci sono riserve, criticità, nodi cruciali da sciogliere e la consapevolezza che a trainare il risultato è stato Checco Zalone con Quo, vado?, in vetta alla Top 100 degli incassi, in cui nelle prime dieci posizioni si piazza soltanto – al secondo posto – un altro titolo italiano fortunato, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese.

Il nostro cinema ha lasciato comunque un segno anche grazie ad altri film, come sottolinea nella sua analisi Rutelli: “Zalone è stato senza dubbio un fenomeno, ma abbiamo avuto altri successi importanti, come quello di Genovese, come l’esperienza di qualità e di rilievo internazionale rappresentata da Gianfranco Rosi con Fuocammare, come i consensi de La pazza gioia di Paolo Virzì, uscito fuori dall’ordine prestabilito del calendario, e come la novità di Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. In questi titoli, si riassume la positività della natura popolare del cinema e dell’innovazione del linguaggio, che il nostro prodotto conferma di saper sviluppare”.

Bene, sì, ma non benissimo: Rutelli ammette che “Non è uno squillare di trombe” e che “uno dei problemi più urgenti è la stagionalità, che la legge può aiutare a risolvere. E’ evidente a tutti che va risolto l’eccesso di concentrazione di pellicole in alcuni periodi dell’anno e la scarsa presenza in altri, ora abbiamo lo strumento per farlo. La riforma c’è, non si deve neanche tornare in Parlamento”. Secondo il presidente Anica, “La lotta globale è per i contenuti e l’Italia può fare la sua parte. Il troppo affollamento penalizza, serve equilibrio nella programmazione perchè il cinema deve vivere 12 mesi”.

Cuciniello evidenzia l’importanza per il box office di Zalone, perchè negli anni in cui sono usciti i suoi film gli incassi sono sempre stati positivi: “Esiste un’epoca del prima e dopo Zalone, va tenuto presente – dice – I dati però dimostrano che c’è una diversificazione del panorama italiano, che è variegato, sta crescendo e non realizza solo commedie o cinepanettoni. Una riflessione sulla qualità, quindi, va fatta perchè è determinante, anche per l’esportazione all’estero. Perfetti sconosciuti è stato venduto ovunque, ma a parte l’exploit di Rosi il nostro cinema nei festival internazionali più prestigiosi ha zoppicato”.

Bernaschi si sofferma sul periodo delle feste, appena trascorso: “Oggi commentiamo dati positivi ma potevano essere migliori – afferma – Non abbiamo approfittato di casi come Zalone e Genovese, che hanno coperto il 17% del mercato. Dal 16 dicembre al 6 gennaio, malgrado i 29 film usciti, abbiamo perso 6 milioni di spettatori e stiamo soffrendo due volte come esercizio. Va corretta la disfunsione tra l’abbondanza di uscite e la penuria, lo diciamo sempre e speriamo che il 2017 sia l’anno buono per avere più equilibrio”.

Secondo Occhipinti, i nostri dati si muovono ma in modo contenuto, senza picchi: “Siamo su una media di 15 milioni di spettatori negli ultimi 5 anni – fa notare – Per far crescere davvero il mercato e il pubblico, alzando il numero che di fatto è un po’ basso, bisogna avere un’offerta tutto l’anno, come già detto tante volte, diversificando il prodotto. Dobbiamo lottare per questo punto”. Sulla diversificazione, Francesca Cima ha stesso parere: “I numeri vanno interpretati e al loro interno bisogna leggere i segnali importanti, perchè ci indicano un esempio. Si evince dai dati la tipologia di film che dovremmo aumentare, così come l’idea di far uscire fuori stagione un film importante come è stato quello di Virzì. E anche un documentario può avere il suo pubblico, mentre la commedia, come mostra Perfetti sconosciuti, piace se avviene un rinnovamento. Attraversiamo, insomma, una fase di grande pensiero ed elaborazione e serve un salto, perchè la sfida è portare in sala chi non ha accesso ai consumi culturali del paese, magari lavorando sulla comunicazione e puntando sull’aiuto dei partner, come la televisione”.

L’ultima parola spetta a Borrelli: anche lui ribadisce la centralità della stagionalità, “un punto ormai ovvio e scontato, che può essere la causa del vero aumento sostanziale dei biglietti. L’ambizione della legge è puntare a numeri più importanti, sapendo che già di base è un record europeo che siano usciti in un anno 208 film italiani. E anche il numero complessivo di opere andate in sala, 550, è rilevante”. Cosa manca, dunque, per evolvere? Come mai il settore non cresce? Ecco le domande sollevate da Borrelli, che assicura: “Lavoreremo per questo, sembra che il tema di cosa vuole vedere lo spettatore e di come portarlo al cinema sia l’ultimo dei problemi, ma invece va rimesso al centro. E’ assolutamente necessario raggiungere tutti i potenziali spettatori, altrimenti il salto di qualità non ci sarà. La legge e i decreti interverranno a tale scopo e siamo anche in attesa di sapere come è andata l’iniziativa ‘Cinema a 2 euro’, sapendo che se ci saranno dati negativi dovremo studiare altre opzioni”.

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