venerdì, 9 dicembre 2022

Dante, in sala il film di Pupi Avati

Dante, in sala il film di Pupi Avati

Roma, 29 settembre- “Tutti conosciamo quel naso, quel profilo, quella corona di allori, ma Dante è irraccontabile”. Parola di Sergio Castellitto che nel nuovo film di Pupi Avati interpreta un altro gigante della nostra letteratura: Giovanni Boccaccio.

È lui che nel 1350 viene incaricato di portare dieci fiorini d’oro come risarcimento simbolico a Suor Beatrice, figlia di Dante Alighieri, monaca a Ravenna. Nel suo lungo viaggio, da Firenze a Ravenna, Boccaccio oltre alla figlia incontrerà chi, negli ultimi anni dell’esilio (Dante morì in esilio a Ravenna nel 1321) offrì accoglienza al sommo poeta e chi, al contrario, lo respinse e lo mise in fuga.

Una trovata narrativa che ha permesso ad Avati di raccontare “l’irraccontabile” e di fare quel che nessuno osa: un film su Dante. Al cinema dal 29 settembre distribuito da 01 distribution. “A scuola ce lo hanno fatto odiare. Lo abbiamo disamorato e abbiamo provato un senso di inadeguatezza verso questo personaggio. Io l’ho voluto risarcire e ho cercato di riavvicinarlo alle persone”, dice il regista, che ci racconta un Dante cacciato ed esiliato che non ha potuto godere dell’amore della sua vita. Un uomo povero che è stato un soldato.

Alessandro Sperduti veste i panni di Dante e ovviamente non poteva mancare la sua musa, Beatrice, qui interpretata da Carlotta Gamba. Nel cast anche Enrico Lo Verso, Milena Vukotic e Alessandro Haber.

Prodotto da Antonio Avati per Duea Film con Rai Cinema e girato in parte a Cinecittà, dove è stato ricostruito il borghetto in cui avviene la battaglia, e poi in Umbria, in Toscana e a Ravenna, e in gran parte recitato senza fare prove, il film è stato realizzato attingendo abbondantemente da La Vita nova di Dante, un diario che mette insieme  prose e poesie da lui scritte all’indomani della morte di Beatrice e anche dal Trattatello in laude di Dante, scritto da Giovanni Boccaccio, una delle prime biografie su Dante.

“Dopo settecento anni ancora ci emozioniamo a leggere i versi di Dante e abbiamo i brividi per i suoi sonetti. Il potere della poesia è fondamentale. Film di poesia non se ne fanno. Ecco perché questo è un film di grande ambizione e mi auguro che venga visto in un momento così difficile per il cinema italiano e per il paese, ormai privato di ogni ambizione. Spero che questo film riavvicini il genio assoluto e misteriosissimo al pubblico perché penso che l’anno scorso, in occasione del settecentenario, è stato celebrato in modo poco caloroso e umano e questo l’ha reso ancora più lontano dalla gente”.

Giulia Lucchini

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