lunedì, 21 ottobre 2019

Danny Boyle, Jobs oltre il mito

Danny Boyle, Jobs oltre il mito

Roma 17 novembre (Francesca Pierleoni) – Geniale visionario, incantatore di folle, carismatico leader, brillante stratega, ma anche padre assente, uomo egocentrico, vendicativo maniaco del controllo. Sono fra i pezzi del puzzle composto da Danny Boyle, sulla sceneggiatura di Aaron Sorkin, per raccontare il creatore della Apple (morto nel 2011 a soli 56 anni per un tumore) interpretato da un intenso Michael Fassbender in Steve Jobs, in arrivo nelle sale italiane non prima del 21 gennaio 2016 con Universal.

Il film, che ha debuttato in prima mondiale al New York Film Festival, ed è già uscito Negli usa, (con un esito al botteghino deludente) è candidato ad essere fra i protagonisti della stagione dei premi in tutte le categorie principali, attori non protagonisti compresi, viste le ottime performance, fra gli altri di Kate Winslet, nel ruolo di Joanna Hoffman, direttrice marketing della Apple, amica e ‘coscienza’ del ‘pioniere’ dell’High tech; Seth Rogen, nei panni del confondatore della società Steve Wozniak; Jeff Daniels, che presta il volto a John Sculley, amministratore delegato della Apple, che entra in rotta di collisione con l’ingombrante creatore della compagnia.

”Non ho fatto il film per smontare il mito di Jobs – ha spiegato oggi a Roma il cineasta inglese- ma perché penso ci sia una storia che meriti di essere narrata. Siamo tutti parte della sua eredità ne siamo partecipi. Era un grande uomo ma con dei punti deboli. Fassbender lo rende appieno fra luci ed ombre, non tradisce il personaggio ne lo rende troppo duro. Abbiamo cercato di dare la sua vera immagine”.

Boyle, premio Oscar nel 2009 per The millionaire, e Sorkin, autore di serie cult come The West wing e premio oscar 2011 per la sceneggiatura di The social Network ( su un altro ‘eroe’ dell’era di internet, il creatore di Facebook, Mark Zuckerberg), stavolta basandosi sulla biografia autorizzata di Jobs scritta da Walter Isaacson, si concentrano su tre date simbolo nella storia del protagonista. Il 1984, anno del lancio del Macintosh e ”punto iniziale della rivoluzione contro il dominio dell’ibm”spiega Boyle; il 1988, anno nel quale Jobs, dopo essere stato ‘licenziato’ dalla Apple, viste le scarse vendite del Macintosh, si appresta a una nuova avventura tecnologica, il lancio di un altro computer il Next,che in realtà usa come cavallo di Troia per tornare alla guida della sua compagnia; e il 1998, anno del primo vero trionfo, anche sul mercato di Jobs, con l’Imac, un computer ”che ha cambiato tutto, era bello e cool, anche solo mostrare di averlo ti dava importanza. Quell’anno c’è stato l’inizio di un percorso che avrebbe portato il web e la musica nelle nostre mani”. Tre giornate raccontate sempre dal dietro le quinte dei teatri nei quali Jobs sta per fare i suoi annunci, tra problemi tecnici dell’ultimo minuto e ‘visitatori’ spesso accolti male, come l’ex compagna e la figlia Lisa, ancora bambina, che l’informatico a lungo non ha riconosciuto come propria, per poi, volerla, a suo modo, a fianco. Una narrazione adrenalinica e coinvolgente, come il personaggio che viene raccontato.

Eppure fare il film non è stato semplice, vista la fiera opposizione della vedova di Jobs, Lorraine, al progetto, con tanto di chiamate a due star in trattative per il ruolo del protagonista, prima Leonardo DiCaprio e poi Christian Bale, per chiedergli di non accettare la parte. ”Lei ha contattato credo tutti quelli con cui volevo lavorare – ha scherzato Boyle -. Mi era già capitato mi proponessero un biopic al quale la vedova del personaggio in questione era contraria. In quel caso però avevo rinunciato al film, perché avrei dovuto raccontare anche il fatto che lei era stata tradita. Stavolta ho deciso invece di andare avanti, perché di Lorraine nella storia non si parla, il racconto di ferma prima. Parliamo di un uomo che ha sempre voluto avere il controllo su tutto, tranne sulla sua biografia autorizzata scritta da un giornalista prestigioso come Isaacson. Jobs gli ha dato piena libertà di raccontare la verità, non voleva essere beatificato. E il film fa lo percorso”. Persone come i capi di Microsoft o Uber, continua Boyle, ”comandano il mondo, è giusto fare film su di loro, raccontandoli per come sono. Jobs non era un santo, mostra debolezza umanità e grandezza”.

 

Comunque, il creatore della Apple ”non è un mio eroe – aggiunge il regista – per quanto sia stato un fattore motivante di come e’cambiato il mondo. Io credo piu alla filosofia che nel film esprime Wozniak. Puoi essere una persona gentile e geniale allo stesso tempo”. Per il regista nel mondo del web ”i veri eroi del nostro tempo sono quelli che portano avanti wikipedia in modo gratuito, facendone un dizionario del mondo, o anche coloro che abbiamo celebrato nell’apertura delle Olimpiadi a Londra (diretta da Boyle, ndr), come Tim Berners-Lee, inventore del world wide web, che ha cercato il più a lungo possibile di tenere libero, mentre ora i governi cercano di averne possesso”. Visto che ha diretto, nella Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi anche Daniel Craig -James Bond in una divertente scena con la regina, si vedrebbe come nuovo regista di 007? ”No – risponde sorridendo Boyle – mi piace vedere quei film ma non sono fatto per dirigerli. Vorrei cambiare il personaggio , ma in quel tipo di film non sarebbe giusto contraddire la sua natura di base”.

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