giovedì, 1 ottobre 2020

D’Alò porta al cinema Pipì, Pupù e Rosmarina

D’Alò porta al cinema Pipì, Pupù e Rosmarina

Roma, 12 ottobre – (Fr. Pierl) – Creati da Enzo D’Alò per una serie animata in 78 puntate mandata in onda da Rai Yo Yo, Pipì, Pupù e Rosmarina stanno per debuttare al cinema con la loro prima avventura cinematografica (pronta in primavera, con un possibile debutto a un Festival), Pipì, Pupù e Rosmarina e il mistero delle note rapite , di cui il regista ha presentato, con la produttrice Maricla Affatato alla Casa del Cinema di Roma, in un evento in collaborazione con Agis Scuola e Cinema dei Piccoli, a una platea di circa 200 bambini entusiasti dell’Istituto Comprensivo Mascagni, 20 minuti in anteprima.

I tre animaletti protagonisti sono ”eroi malconci, non perfetti, a confronto con la vita e i desideri di tutti i giorni; alle volte fanno anche qualche baggianata, come capita a tutti noi, ma aiutati dalla buona sorte, la loro intelligenza, ingenuità e bontà se la cavano”. D’Alò, vincitore del Premio Bianchi nel 2013, ha pensato di farne un film (prodotto da Maricla Affatato e realizzato dall’italiana Aliante Film, la francese Millimages e Paul Thiltges Distributions del Lussemburgo, in collaborazione con Rai Fiction)– spiega D’Alò – perché è una serie che affronta temi su cui dibattere e riflettere. Mi piaceva farle fare un salto di qualità e le immagini e colori che riusciamo a dare (il regista lavora da due anni sul progetto con una squadra di 100 persone, ndr) la rendono giusta per il grande schermo”. Come nella serie, c’è anche ”un omaggio a Luzzati, e alla sua tecnica del decoupage, cioè i personaggi creati con la carta mossi davanti alla cinepresa, che simuliamo attraverso un software”.

La coniglietta Rosmarina, il procione Pipì e il pulcino Pupù ”rappresentano tre momenti diversi dell’infanzia. Pupù,  corrisponde a un bambino di circa tre anni, un uccellino tutto istinto, che che quando ha fame non capisce più niente, rappresenta il primo stadio, quell’impulso. Pipì riflette un bambino di circa 6 anni rappresenta la ribellione, l’impulso diventa provocazione, il momento in cui bisogna affermare se stessi e Rosmarina, che è come una bambina di 8-9 anni, è la sorellina maggiore, il personaggio che ha imparato a controllare i propri impulsi, è una sorta di vicemadre, cerca di fare capire agli altri due ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E’ il bambino dei tre più ‘contaminato’ dalla società”.

I tre, sempre si troveranno, nell’indagare sul misterioso furto, a ‘reinventare’ a misura di bambino tre opere, L’italiana in Algeri di Rossini (che nella versione animata di D’Alò, diventa ‘La coniglietta in salmì’, dove c’è da difendersi da un sultano affamato), Il Don Quichotte di Massenet (”sarebbe un sogno dedicargli un intero film animato” dice D’Alò) e Lo schiaccianoci di Tchaikovsky. ”Io da bambino guardavo voracemente le grandi parodie di Totò o quelle del Quartetto Cetra e più avanti quelle di Solenghi, Marchesini Lopez. Credo sia una forma di intrattenimento molto italiana. E allora in una sorta di musical ho cercato di legare l’opera con la parodia, un modo per rendere più popolare la nobiltà dell’opera e trasformarla in un prodotto godibile anche per i più piccoli”. Un ‘incontro’ tra i tre personaggi e l’opera che aveva avuto nella serie come ‘prova generale’ uno speciale sul Flauto magico, che ha riscosso grande successo.

 

Per D’Alò, con già cinque film all’attivo venduti in tutto il mondo la difficoltà a lanciare in Italia un nuovo progetto è restata la stessa: ”Ogni volta riparto da zero e mi rendo conto di quanto per qualcuno più giovane di me queste difficoltà siano ancora maggiori, è un’impresa quasi disperata. La cosa che mi fa anche rabbia è di come sia più facile distribuire i miei film all’estero che in Italia. E’ un problema culturale più che politico che va superato. Il fatto che manchi da noi una cinematografia per ragazzi ci relega agli ultimi posti di un’ipotetica classifica mondiale”.

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