lunedì, 26 giugno 2017

Dal giornalismo al cinema

Dal giornalismo al cinema

Roma, 23 gennaio (Fr. Palm.) – Giornalismo, inchiesta, attualità e cinema spesso si incrociano ed è proprio grazie all’incontro tra storie di strada, cronaca e grande schermo che è nato Socialmente pericolosi, diretto da Fabio Venditti, che è stato inviato della Rai per il Tg2 e caporedattore di Mediaset, oggi dietro alla macchina da presa per raccontare l’amicizia tra un cronista (che il volto di Vinicio Marchioni) e un camorrista (Fortunato Cerlino, celebre per la serie Gomorra).

Il boss in questione è Mario Savio, condannato all’ergastolo, che ha aiutato Venditti a fare un reportage sul carcere di Sulmona, dove si era registrato un alto numero di suicidi. Così è avvenuto il loro primo contatto, a cui è seguita una frequentazione che è diventata un vero rapporto personale e ha spinto il giornalista a stare al fianco del camorrista anche aiutandolo a combattere la sua malattia, ospitandolo persino a casa sua.

“E’ stata un’intesa istintiva, forse anche un’affinità di carattere, a legarci – racconta Venditti – Il nostro incontro ha completamente cambiato la mia vita professionale e i miei equilibri quotidiani ed economici. Il bisogno di fare qualcosa è stato anche la spinta per entrare in quel mondo a parte e con le sue leggi dei Quartieri Spagnoli a Napoli, conoscendo i ragazzi cresciuti lì, che credono che solo la prepotenza vince”.

Prodotto da Massimo Spano e Michelangelo Film con Una vita tranquilla e Rai Cinema, il film, interpretato, tra gli altri, anche da Michela Cescon e Blu Yoshimi, ripercorre le tappe dell’amicizia tra i due uomini, mostrando anche le battaglie che un (bravo) cronista deve fare per arrivare alla verità e alla giustizia, opponendosi alla criminalità ma in certi casi anche alle istituzioni, a volte insensibili e altre addirittura corrotte.

Cerlino spiega come è stato calarsi nei panni di Mario: “Non l’ho mai conosciuto, la difficoltà è interpretare persone che realmente esistono. Il film pesca il materiale dalla realtà e, quindi, mi sono posto il problema della credibilità, perchè volevo restituire l’autenticità. È stata una bella sfida su tanti fronti, avevo deciso di non fare più personaggi legati alla Camorra, come Gomorra, per non restare attaccato ad un’etichetta, ma poi ho incontrato Fabio e ho accettato”.

Marchioni anche ha aderito al progetto con convinzione: “Mi sono subito confrontato con Fabio, quando mi ha chiamato e raccontato la sua storia, di cui ho capito l’importanza. Fabio ha investito anni della sua vita in questa vicenda, coinvolgendo anche la sua famiglia e mettendo a rischio la sua carriera, non potevo rifiutare un progetto del genere. La preparazione è stata a livello umano e ho voluto fare il film anche per lavorare dentro ai Quartieri Spagnoli, al fianco di persone che non leggono un libro e non hanno cultura”.

Cerlino sottolinea che è complicato “raccontare il clima di violenza in cui si può crescere, in certi ambienti. È qualcosa che si respira, su cui va sospeso il giudizio perché in certe aree del paese non c’è una scelta o un’alternativa. Per noi è facile dire che c’è, ma non è così, bisogna mettere i piedi nel letame per capire veramente le condizioni. Ovviamente poi chi sbaglia deve essere punito oppure gli va data un’occasione per recuparare”.

 

 

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