venerdì, 25 settembre 2020

Crazy for Football, il calcio salva

Crazy for Football, il calcio salva

Roma, 16 febbraio (Fr. Pierl) –  “Per togliere lo ‘stigma’, le barriere in cui rinchiudiamo per paura le persone con disturbi mentali, si può passare anche per un campo di calcio. Lo sport può essere un validissimo strumento di integrazione”. Ne è convinto  Santo Rullo, presidente dell’Associazione Italiana di Psichiatria Sociale, uno dei medici che da 25 anni lavorano sull’idea del recupero dei pazienti anche attraverso quest’esperienza. Il coronamento di un esperimento prima italiano e poi ripreso in tutto il mondo, si corona quest’anno con il primo Campionato mondiale di calcio per persone affette da disturbi mentali The World Craziest Cup, che si terrà a Osaka dal 23 al 29 febbraio. Un quadrilatero nel quale si sfideranno Italia, Perù, Giappone e Corea del Sud.

A comporre la nostra squadra (sostenuta in quest’avventura quasi esclusivamente dall’impegno volontario e dalle donazioni via web), allenata da Enrico Zanchini (ex giocatore di calcio a 5 in serie A1) e con l’ex pugile campione mondiale Vincenzo Cantatore come preparatore atletico, sono 12 pazienti psichiatrici, provenienti da tutt’Italia, dai 24 ai 50 anni, comprese due donne. Il loro percorso ci verrà mostrato in ogni tappa (selezioni, allenamenti, fino alle partite in Giappone) da Volfango De Biasi (già autore di commedie come Natale col boss).

 

“Ora che siamo arrivati ad avere anche il primo campionato mondiale – aggiunge Rullo – speriamo di sensibilizzare su come sia necessario far uscire i malati dall’isolamento che creiamo loro intorno”. D’altronde “non sono pochi gli sportivi che hanno avuto disturbi psichiatrici. Dal campione di nuoto Michael Phelps, ricoverato varie volte per depressione, a David Beckham, che ha rivelato di avere un disturbo compulsivo grave. Lui era anche disposto ad apparire con la nazionale del suo Paese se fosse venuta a questi mondiali, ma all’ultimo la Gran Bretagna e la Germania per ragioni di regolamento hanno preferito non partecipare”.

De Biasi, che nel 2004 aveva già raccontato una squadra di malati pazienti psichiatrici in Matti per il calcio, è entusiasta ora di seguire la Nazionale. “Mandare 12 persone fra decine di migliaia e migliaia di pazienti è già un primo passo importante per attirare l’attenzione sul disagio mentale – dice il regista -. Io sono particolarmente sensibilizzato sul tema, perché sono figlio di una paziente psichiatrica. Non c’è niente di cui vergognarsi. Più una cosa viene nascosta più fa paura”. Il regista inoltre definisce “scandalosa” la scarsa attenzione delle istituzioni pubbliche a questa iniziativa: “Santo sta praticamente finanziando tutto da solo, e con le donazioni via web alla onlus Strade. Almeno la Federazione Gioco Calcio Italiano ci darà le magliette blu della Nazionale”.

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