sabato, 20 gennaio 2018

L’uomo che sapeva (far) ridere

L’uomo che sapeva (far) ridere

Roma, 18 Ottobre (r. cin.) – In quarant’anni di carriera Sergio Corbucci aveva diretto una settantina di film, dal “peplum” all’horror, dal comico al giallo, dal film musicale al western, il genere che forse preferiva e di cui è considerato un maestro assieme a Sergio Leone. Un documentario presentato alla festa del Cinema di Roma gli rende giustizia, e omaggio ora proprio nel momento in cui, a quanto pare ha deciso di farlo in un libro sul suo cinema anche Quentin Tarantino. Aveva mestiere, inventiva e ironia, qualità che ha messo al servizio di generi diversi di film, come il western nella neve Il grande silenzio dov’è il ‘buono’ ad avere la peggio. Così almeno lo ricorda Franco Nero, interprete di alcuni suoi spaghetti western, che ha tenuto a battesimo alla Casa del Cinema L’uomo che ride, documentario sul suo cinema realizzato da Gioia Magrini e Roberto Meddi e distribuito da Luce Cinecittà che lo anche coprodotto insieme a Bendico. “Il suo era un cinema semplice come quello di mio padre” ha detto anche Enrico Vanzina, ricordandolo. “Insieme sono stati al servizio del cinema medio e popolare, un cinema semplice e oggi Corbucci da morto si prende forse una rivincita con i suoi detrattori in vita: l’idea che tarantino si stia occupando di lui lo conferma”.

Nel film ne parlano la moglie Nori Corbucci e Lina Wertmüller, Franco Nero, Giancarlo Giannini, il critico e storico del cinema Orio Caldiron (L’uomo che ride ripercorre del resto la storia umana e professionale di Corbucci, proprio pubblicata in un testo di Caldiron).

I filmati recuperate vengono dal repertorio dell’Istituto Luce  ma anche dagli archivi privati di Nori Corbucci e Mirta Guarnaschelli: immagini senza spezzoni di film. Per ricordarlo com’era anche in una risata, una sera a cena con gli amici del cinema…

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