sabato, 26 settembre 2020

Come far crescere I belli di papà…

Come far crescere I belli di papà…

Roma, 14 ottobre (Francesca Palmieri) – I Belli di papà che Guido Chiesa racconta nel suo ultimo film sono giovani viziati che fingono di studiare e lavorare avendo le spalle coperte, abituati ad avere vita facile con la carta di credito dei genitori. Ma cosa fare se all’improvviso viene a mancare tutto ciò e bisogna rimboccarsi le maniche per (soprav)vivere veramente? La commedia, ispirata alla pellicola messicana Nosotros Los Nobles (2013) e prodotta da Colorado con Medusa che la distribuisce dal 29 ottobre, mostra i delicati equilibri che regolano i rapporti familiari, minati da errori che tutti compiono, i figli come gli adulti. E la lezione da imparare arriva sia per i ragazzi, sia per i padri…

Sullo schermo, nel ruolo del padre c’è Diego Abatantuono, alla prese con Andrea Pisani, Matilde Gioli e Francesco Di Raimondo, che passeranno da “bamboccioni” a lavoratori. Del cast fanno parte, tra gli altri, anche Antonio Catania, Francesco Facchinetti e Nicola Nocella.

Guido Chiesa si è confrontato per la prima volta con il genere brillante: “La Colorado dopo la serie Quo vadis, baby? mi ha chiesto di lavorare ancora insieme e abbiamo deciso di farlo trovando un film per un pubblico ampio – spiega – Con il produttore Maurizio Totti cercavamo un titolo giusto e questo, tra tutti, è stato il più fortunato e il più adatto. Già da tempo, da dopo Lavorare con lentezza, volevo avvicinarmi alla commedia e ne avevo pronta una che però non è stata mai realizzata. Ho pensato a Jim Jarmush, che usa il registro della commedia e i suoi film più noti sono anche divertenti”.

Rispetto alla pellicola messicana di partenza, Belli di papà prende le distanze per vari aspetti: “Quel film è più vicino alle soap opera, più melodrammatico – precisa Chiesa che ha firmato la sceneggiatura con Giovanni Bognetti – Alcune modifiche le ha subito fatte Totti, che aveva in mente di portare storia al Sud e di aggiungere all’avversità tra padre e figli la scoperta della vita parallela che il genitore aveva tenuto nascosta. Il mio contributo è stato non prendere le parti del padre come fa l’originale, perchè non avrei mai fatto un film contro i giovani. Sono padre e so come noi genitori siamo responsabili dei loro comportamenti. Nei miei figli vedo tutti i miei errori”. Il personaggio di Abatantuono, aggiunge, “doveva essere a tutto tondo e non cattivo, un essere umano con limiti, debolezze, pregi e difetti. I ragazzi sono presi a sberle solo all’inizio, poi abbiamo fatto vedere come sanno cavarsela e quanto possono cambiare nel corso della vicenda”.

Secondo il regista, gli adulti devono essere capaci di chiedere scusa ai figli, se necessario: “Purtroppo non lo fanno quasi mai ma specialmente oggi dovrebbero farlo, non tanto per gli sbagli commessi ma per l’insopportabile moralismo della classe politica verso i giovani. Il moralismo, lo stesso che veniva rivolto alla mia generazione, non serve a nulla. Bisogna piuttosto interrogarsi sui modelli che la società, la politica e la cultura ha dato ai giovani”.

In rappresentanza delle nuove generazione, parla Matilde Gioli: “Si dice che noi giovani siamo pigri e che ci manchi la spinta, l’entusiasmo e la voglia di fare, ma io non vedo per nulla tutto questo. Anzi, vedo forza e volontà di emergere e sono ottimista”.

“Tutti vanno educati, genitori e figli – interviene Abatantuono – Nel film il padre manifesta un disagio, cerca di aiutare i figli e a sua volta viene educato, è uno scambio non proprio alla pari ma inevitabile. Il punto è trovare la chiave per cambiare quando ci si accorge di aver sbagliato”.

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