sabato, 21 settembre 2019

Citizen Rosi, il coraggio di cercare la verità

Citizen Rosi, il coraggio di cercare la verità

Venezia, 5 settembre – (Red. Cin)  “Citizen Rosi nasce da un’urgenza, rileggere il cinema e la vita di Rosi come esempio contemporaneo di impegno democratico. Per questo il titolo Citizen Rosi. I suoi film rappresentano un tale valore nella storia del nostro Paese, valore cinematografico e civile, che abbiamo deciso di lavorare su più registri. Quello cinematografico-artistico e quello della ricostruzione giornalistica dei temi trattati. Un ulteriore livello, privato e sentimentale, è quello che ci ha permesso di unificare i due piani narrativi con la voce e il volto di Carolina Rosi. È lei quindi a tessere il filo emotivo e quello artistico e storico”. Lo spiega Carolina Rosi, che racconta il padre Francesco, insieme a Didi Gnocchi, in Citizen Rosi presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Roma. Rosi ha inventato un nuovo stile narrativo per un cinema che prima di lui non esisteva. I suoi film nascevano da ricerche e inchieste sulla realtà del Paese: lavorava sui documenti, su “ciò che era noto”. Ha raccontato il ‘potere’ che corrompe e si corrompe quando si mischia alla criminalità. Il racconto si snoda attraverso i film di Rosi messi in fila non nell’ordine in cui sono stati girati; ma in base alla precedenza storica dei fatti di cronaca che raccontano. In questo modo il documentario non racconta solo il lavoro di Rosi, ma restituisce anche mezzo secolo di storia d’Italia: dal sacco edilizio (Le mani sulla città) alla criminalità organizzata (Lucky Luciano), dai poteri forti (il contesto) al controllo sulle risorse mondiali (Il caso Mattei). I suoi film di impegno civile hanno obbligato a riflettere intere generazioni. Ma soprattutto Rosi ha anticipato la narrazione di una democrazia inquinata dalla corruzione fin dalla sua nascita. Ci accompagna in questo viaggio la figlia Carolina ed è Rosi stesso, in frammenti delle sue interviste, a dare senso e intensità al suo cinema. Tanti gli intervistati: magistrati, giornalisti, registi e amici.

“Papà mi manca molto, avevamo un rapporto molto bello, anche di discussioni animate – aggiunge Carolina Rosi -. Mi ha cresciuta in un modo estremamente rigoroso, mi ha dato un’educazione severa, ha provato a tramandarmi dei valori. Con me era di una dolcezza  incredibile”.

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