giovedì, 24 settembre 2020

Un set diventa opera d’arte

Un set diventa opera d’arte

Roma, 12 marzo (Romano Milani) – E’ opinione comune che i set cinematografici siano la quintessenza dell’effimero. Stanno in piedi un po’ di giorni, a volte addirittura solo qualche ora e poi, via, si smonta tutto. A Cinecittà, però, ce n’è uno che sopravvive da 15 anni e a vederlo adesso – con le magagne del tempo che l’hanno reso se non proprio “vero” come sullo schermo, certamente verosimile nella realtà – si è spinti a varcare quelle illusorie soglie di negozi, abitazioni, alberghi, ristoranti, banche, bar, musei immaginando di trovare stanze, locali, persone e non rozze impalcature. Quel set, una strada lunga 150 metri che Dante Ferretti ha inventato nel 2001 per il film di Martin Scorsese Gangs of New York, ha riacquistato dalle 4 a mezzanotte di venerdì 11, il proprio compito anche se non per un film ma per una finzione, una messa in scena, una performance,  una manipolazione, un’opera d’arte che ne è quasi il suo doppio. Artefice lo svizzero 32nne Tobias Kaspar  che quella strada – e titolo della creazione è The Street – l’ha presa in prestito, dandogli anche una vita seppur anche questa effimera,  per costruire e immaginarne all’interno le consuetudini e le dinamiche del mondo dell’arte contemporanea che si combinano con le strutture produttive dell’industria cinematografica.

Le diverse scenografie compongono un collage di frammenti urbani che Kaspar accosta alle sue opere, al suo immaginario e attraverso un complesso piano artistico e drammaturgico, gesti di appropriazione e sottili citazioni che guardano alla storia dell’arte e al cinema, ha proposto al pubblico delle ipotesi, delle fughe narrative e degli stati di spaesamento che estendono il paradosso dell’artificio alla realtà e alla città di Roma con le sue contraddizioni e la sua caratteristica sovrapposizione di vita quotidiana, storia e rappresentazione.

All’interno di The Street una finestra posticcia di un negozio anni Trenta diventa la vetrina funzionante di un bookstore dove l’abituale esposizione di libri, giornali, cartoline e oggetti vari è mimeticamente combinata con gli ephemera (cioè un insieme di oggetti)  provenienti da precedenti lavori dell’artista. Dove ieri abitava la finzione filmica della New York di metà Ottocento diretta da Martin Scorsese, con tanto di attori, comparse e maestranze, per una manciata di ore c’è stato il mondo dell’arte con i suoi protagonisti, i suoi rituali, le sue discordanze, i fantasmi dell’immaginario pop, la realtà e la finzione. Una complessa combinazione di immagini, oggetti e situazioni, si ripete in più atti di un programma, articolato in un solo giorno, al centro del quale c’è il prima e il dopo di una mostra d’arte di Tobias Kaspar.

The Street è un ristorante, una libreria, un negozio di jeans, azioni, dialoghi, personaggi, attori, comparse, una mostra d’arte: Tobias Kaspar posiziona cose e situazioni che tengono conto di dettagli precisi dove gesti e scambi sono sceneggiati e presentati con la massima attenzione drammaturgica. Oggetti e immagini riportano sempre a un altrove, dove realtà e finzione risultano inseparabili: il set, dove storia e rappresentazione si confondono inesorabilmente.

Il progetto è stato prodotto dall’Istituto Svizzero di Roma con Cinecittà Studios, Cinecittà si Mostra e Kanton Basel-Stadt.

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