domenica, 28 novembre 2021

Chastain, la mia Tammy Faye, l’amore dietro lo scandalo

Chastain, la mia Tammy Faye, l’amore dietro lo scandalo

Roma, 14 ottobre – “La sua apertura verso gli altri, una risata simile al pianto. Lei credeva che tutti fossero uguali, fatti della stessa polvere. Era forse troppo ingenua e pensava sempre ossessivamente come potesse servire meglio Dio. Combatteva a suo modo la diseguaglianza”. Così Jessica Chastain, spiega in conferenza stampa perché ha deciso di produrre e interpretare The Eyes of Tammy Faye di Michael Showalter, film d’apertura della 16/a edizione della Festa del cinema di Roma, in una premiere alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Nella pellicola si racconta la carismatica e a suo modo iconica telepredicatrice Tammy Faye Bakker, scomparsa nel 2007 per un tumore, alla quale dà volto l’attrice due volte candidata all’Oscar, protagonista alla Festa anche di un incontro con il pubblico. Il film basato sull’omonimo documentario del 2000 firmato da Fenton Bailey e Randy Barbato, ripercorre circa un quarantennio nella vita di Tammy Faye e dell’ambizioso e ben più lucido marito Jim Bakker (Andrew Garfield) capaci nella loro ‘carriera da telepredicatori’ di diventare vere e proprie star del piccolo schermo e di costruire a colpi di donazioni un impero economico (erigendo fra gli altri anche un hotel extralusso e un parco di divertimenti a tema cristiano) e mediatico.

Il racconto segue i Bakker dalla brillante costruzione del trionfo, tra finta serenità di coppia e ombre sempre più marcate, al totale crollo causato dalle frodi, gli scandali sessuali e finanziari di cui si è reso responsabile Jim Bakker (condannato inizialmente a 45 anni di prigione, poi ridotti a otto). Tammy Faye si è sempre detta all’oscuro dei crimini, difendendo a lungo anche l’innocenza del marito, dal quale ha divorziato dopo la condanna. Un tour de force attoriale che potrebbe portare Jessica Chastain (trasformata fisicamente grazie anche a un impressionante lavoro dei make-up artists) sdi nuovo in corsa per l’Academy Award.

“Ho chiamato i figli di Tammy Faye con una certa ansia, ma per me era importante parlare con le persone che potevano aiutarmi a capirla. Quel cognome, Bakker, era per loro una cicatrice, un marchio. Volevo sapessero che non mi interessava lo scandalo, ma l’amore che c’era dietro la loro storia”.

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