martedì, 23 gennaio 2018

C’era una volta il Filmstudio

C’era una volta il Filmstudio

Roma, 21 ottobre (r. cin.) – Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard, Michelangelo Antonioni, Glauber Rocha, Fernando Solanas, Pier Paolo Pasolini, Eric Rohmer, Robert Kramer, Straub e Huillet sono solo alcuni dei protagonisti che hanno frequentato Filmstudio, storico cineclub romano aperto nel 1967 da Americo Sbardella e Annabella Miscuglio ed attivo ancora oggi, al centro del documentario Filmstudio, mon amour di Toni D’Angelo, passato alla Festa di Roma.

Proiezioni e dibattiti erano il cuore pulsante della sala, che ha ospitato i lavori di un artista d’avanguardia dell’animazione come Norman McLaren o le opere della Nouvelle Vague francese, dell’espressionismo tedesco, dell’underground americano e del cosiddetto “cinema impegnato”, oltre alle prove teatrali del Living Theatre. A raccontare una storia tanto illustre e a raccogliere il testimone è D’Angelo, a cui è stato messo a disposizione l’archivio di questo monumento alla cinematografia mondiale. Il regista si è lasciato andare ad un viaggio assolutamente personale ed introspettivo, in cui ha trattenuto ciò che lo ha maggiormente impressionato coadiuvandolo con interviste agli autori che hanno vissuto il Filmstudio. Ciò che ne esce fuori è una narrazione emozionale di una vita che c’è stata e che non c’è più, o meglio, si è trasformata. Il film si apre sullo sfondo di una Roma alla fine degli anni ’60, quando l’azione si fa arte e le rivendicazioni, i movimenti, le contestazioni, divengono parte integrante dell’espressione creativa. In questo cammino visivo l’autore suggerisce metafore di creazione, si ferma ad osservare personalmente alcuni di quegli stessi artisti che lo hanno segnato.

Come dice il regista, “Filmstudio, mon amour nasce dall’incontro con il cineclub Filmstudio in cui mi sono formato come cinefilo negli anni Duemila. Armando Leone, mettendomi a disposizione l’intero archivio, mi ha dato la possibilità di intraprendere un viaggio in un cinema nascosto e sotterraneo che ha animato la città di Roma dagli anni Sessanta ad oggi. Ho scoperto quindi l’esistenza della Cooperativa del cinema indipendente, del cinema femminista, del cinema d’autore, dei grandi sperimentatori come Alberto Grifi, dei primi cortometraggi di grandi registi italiani come Nanni Moretti – il cui esordio fu presentato proprio al Filmstudio nel ‘76. Questo documentario è diventato un vero e proprio viaggio alla scoperta di una realtà cinematografica che, altrimenti, non avrei mai potuto conoscere e di una Roma culturalmente fervida e appassionata, molto lontana dalla Roma che vivo oggi. Ho scelto di raccontare gli avvenimenti storici attraverso l’utilizzo di materiali di repertorio, spesso anche sconosciuti, soffermandomi sugli argomenti e sui personaggi che più mi hanno appassionato”.

 

 

 

 

 

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