mercoledì, 18 settembre 2019

Martone e Capri – Revolution, i miei giovani ribelli

Martone e Capri – Revolution, i miei giovani ribelli

Venezia, 6 settembre – ”C’è un filo nella mia trilogia (Composta anche da Noi credevamo e Il giovane Favoloso): i protagonisti sono sempre ribelli e sono giovani. E’ un modo questo per raccontare una Italia non doma ed è anche un modo di rapportarsi con il mondo di cui l’isola di Capri è solo una metafora”. Lo dice Mario Martone, parlando di Capri – revolution, presentato in concorso alla Mostra del cinema di venezia e accolto alla proiezione ufficiale da 7 minuti di applausi.

“Il confronto nell’isola è inevitabile in un tempo come oggi in cui ci sono tanto odio e paura a fare da collante”. Il film è ambientati nel 1914, l’Italia sta per entrare in guerra. Una comune di giovani nordeuropei guiidata da Seybu (Reinout Scholten van Aschat) pittore-mistico, trova sull’isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte. Ma l’isola ha una propria, forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia di nome Lucia (Marianna Fontana) che nella comune scopre nuovi valori. nel cast anche Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro.

“Il confronto nell’isola è inevitabile in un tempo come oggi in cui ci sono tanto odio e paura a fare da collante” aggiunge. L’idea del film nasce ”quando ho visto le opere del pittore Karl Wilhelm Diefenbach e ho scoperto che la sua comune, omeopata, vegetariana e anti-militarista anticipava esperienze degli anni Sessanta. Poi con un corto circuito sono passato all’artista Joseph Beuys e alla sua opera Capri-Batterie. L’arte – ci tiene a dire Martone oggi al Lido – non è una questione solo estetica, attraverso di lei ci si mette in relazione con le persone anche in senso politico”. Di Diefenbach “era interessante soprattutto la scelta di praticare l’arte dentro una radicale rivoluzione umana, in cui il rapporto con la natura diventa centrale. Le scelte compiute in anni lontanissimi dalla comune di Capri, come da quella di Monte Verità in Svizzera, parlano direttamente al nostro tempo, in cui la questione di che senso dare al progresso e al rapporto tra uomo e natura è centrale per la sopravvivenza stessa degli esseri umani”.

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