domenica, 20 agosto 2017

Capatonda e la tv del dolore

Capatonda e la tv del dolore

Roma, 22 febbraio (Fr. Palm.) – La satira diretta e tagliente sulla società moderna e sulle sue storture è diventata la cifra stilistica che ha reso Maccio Capatonda così amato e popolare prima sul web e in tv, poi al cinema: con Omicidio all’italiana, arrivato due anni dopo il successo di Italiano medio, il comico fa ancora un passo in più mettendo l’accento sullo strapotere della televisione, quella trash e più spietata, che sbatte il mostro in prima pagina e specula sul dolore, spettacolarizzando – e sfruttando – la cronaca nera.

Da Novi Ligure, a Cogne e ad Avetrana, sono tante le storie di sangue e violenza finite nelle mani di trasmissioni interessate solo all’audience e a strappare punti di share in più, con veri e propri assalti da parte di media e giornalisti e una morbosa curiosità dello spettatore che non è in grado di riconoscere il confine tra realtà e finzione, tra buona e cattiva informazione.

Nelle sale dal 2 marzo, il film – prodotto da Lotus con Leone Group e Medusa, interpretato da Maccio con la spalla di sempre Herbert Ballerina, Sabrina Ferilli, Roberta Mattei, Gigio Morra, Antonia Truppo e Fabrizio Biggio – mostra proprio questo, raccontando il cambiamento di Acitrullo, un anonimo paesino sperduto calabrese, in cui abitano pochissime persone e quasi tutte anziane, che all’improvviso trova la ribalta grazie alla morte di una di loro, la contessa ricca. La donna è deceduta per soffocamento mangiando, ma il sindaco, vedendo la trasmissione “Chi l’acciso?”, condotto dalla seducente Donatella Spruzzone, ha subito un’idea: se si facesse credere che è stato un omicidio, tutti i riflettori finalmente si accenderebbero sul paese, che potrebbe diventare noto come Cogne! Ed è così che sul posto arrivano la stampa, la conduttrice con la sua troupe, la polizia, la gente comune che organizza trasferte…

“Il film non vuole essere una condanna, l’ho pensato per parlare del turismo dell’orrore e della morbosità delle persone, che vanno in quelle mete, come è successo anche per l’isola del Giglio – dice Capatonda – A Cogne sono stato davvero e lì ho anche scritto una parte della sceneggiatura, un albergatore mi ha raccontato che i giornalisti spiavano gli abitanti dalle finestre e questa scena è finita nel film. Molti spettatori guardano i casi di cronaca come fossero una fiction, appassionandosi alle storie come si fa con le serie tv e con le partite di calcio”. Secondo Maccio, “La gente crede ormai più alla televisione e la tecnologia ha camminato troppo avanti rispetto alla realtà, c’è uno scollamento. Dentro questa situazione, tutti ci sguazzano e si crea dipendenza, perchè viviamo in mondo troppo mediatico e nessuno capisce che i social sono mezzi da usare in modo oculato”.

La figura della conduttrice, spiega il regista, “è un mix tra la criminologa Roberta Bruzzone e Barbara D’Urso e il programma del film prende spunto da Quarto grado e Linea gialla. C’è anche un cameo di Massimo Picozzi, che è un vero criminologo e mi ha dato tante dritte, dicendomi che la realtà è persino peggio. E non è inventata neanche l’agenzia di viaggi della sventura, è esistito ad Avetrana un tour operator di questo tipo”.

La pellicola punta il dito contro quella fetta di giornalismo, ma anche la polizia e la magistratura non ne escono bene. Chi si salva, allora? “Sicuramente si salva il personaggio della poliziotta seria, creato affinchè fosse la cartina di tornasole in confronto alla schiera di pazzi che ha intorno – risponde Maccio – Ma anche il sindaco si salva, il suo è il ruolo più empatico, agisce ingenuamente e alla fine diventa l’eroe del film”.

Capatonda è soddisfatto del suo lavoro: “Credo di aver realizzato qualcosa di personale e di nuovo, che spero faccia ridere – afferma – Il mio intento era smuovere le coscienze, mandando un messaggio non soltanto comico. Rispetto al precedente film, questo ha un impianto più cinematografico e come regista ho cercarto di adattarmi alla storia. Il mio mestiere è anche un gioco, mi diverto a farlo e cerco di portare delle idee non scontate, anche dal punto di vista visivo”.

 

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