giovedì, 22 giugno 2017

Canonero: “Il mio Orso è per Tosi”

Canonero: “Il mio Orso è per Tosi”

da Berlino, 16 Febbraio (l.d.c.) – “E’ un onore essere a Berlino a rappresentare l’Italia, ma oggi, qui, devo ricordare soprattutto il mio maestro, il maestro tutti noi, Piero Tosi al quale lo dedico: grande, grandissimo. E’ lui che ha insegnato a tutti noi questo meraviglioso mestiere”.  Una dedica affettuosa, quando la sala l’ha già salutata con un applauso non solo italiano, scalda a sorpresa la timidezza e il distacco apparente di una superstar del costume designer nata in Italia ma esplosa letteralmente tra i più grandi registi di Hollywood come Milena Canonero.  E’ il suo giorno alla Berlinale e la rituale conferenza stampa dei ‘grazie’ per l’Orso d’Oro che le dedica quest’anno alla carriera il festival di Dieter Kosslick , a poche ore dalla cerimonia ufficiale della premiazione, diventa subito l’occasione per parlare di grande cinema, grandi registi, talento, molti ricordi. Più rimpianti o rimorsi? Usa il francese, stavolta, la mitica Canonero. E come avrebbe detto Edith Piaf risponde subito: “Privato a parte, forse…no,je ne regrette rien”.

C’è da crederci a rileggere la sua storia: studi d’arte a Torino, poi in Inghilterra un incontro assolutamente fatale nella sua vita nell’amicizia personale con una coppia di amici speciali come i Kubrick. Prima c’erano state alcune occasioni nella pubblicità ma e’ Stanley che deve girare Arancia meccanica a darle la fiducia e il coraggio di rischiare per la prima volta. Così al ritmo del Ludovico van e studiando il personaggio del perfido Alex, il violento capobranco dall’aria angelica di Malcom Mc Dowell, all’alba degli anni Settanta Canonero debutta alla grande vestendo i ragazzi terribili inventati da Anthony Burgess con quelle tute candide come il latte, guarnite dal cappello nero  a ‘bombetta’ che tutti i cinefili del mondo hanno stampate negli occhi, indimenticabili come i vestitini color acquamarina delle gemelle terribili che appaiono ancora una volta grazie a Kubrick in Shining…  Sì, Stanley che Canonero cita moltissimo anche oggi, è il suo più antico ‘complice’, poi dopo di  lui Francis Coppola e sua figlia Sofia, Pollack, Warren Beatty con Dick Tracy, Wes Anderson…Li cita tutti e per tutti ha un ricordo, la Canonero che di autori italiani parla invece piuttosto a proposito di artisti come Danilo Donati nel suo rapporto con Fellini e, ovviamente di Tosi: doveva farlo lui Barry Lindon con Kubrick,racconta Milena, lui che ha avuto la fortuna di lavorare con Visconti,Pasolini, De Sica…”ma Piero non parla l’inglese e non ha mai amato uscire dall’Italia, così il film tocco’ a me e fu la grande occasione che  devo un po’ anche a quel suo rifiuto…”

Ecco, parlando dei registi che ha amato e che l’hanno amata di più si scalda, finalmente, Milena Canonero, che ha controllato personalmente perfino la disposizione di sedie e fotografi (a distanza di sicurezza le telecamere e vietati i telefoni, con due belle file vuote a separare platea e  tavolo dei relatori)

Pensa di aver portato nel costume del cinema più internazionale anche un po’ di italian style? chiede una giornalista. E si sente ancora italiana con una carriera così internazionale? “Siamo quello che siamo… La famiglia, la cultura, le radici sono parte del tuo bagaglio. Se non fossi andata in Inghilterra tutto sarebbe stato diverso. Non avrei incontrato Kubrick, Louis Malle, Francis Coppola, Alan Parker, Polanski, sono loro che mi hanno dato la possibilità di crescere, di evolvermo. Del resto tutto comincia dalle nostre origini …quando poi incontri il mondo tutto diventa più grande e il tuo bagaglio si riempie”. Una risposta che non lascia nulla al caso. Come il look che ha scelto per l’incontro berlinese con la stampa: giacca di pelle nera, smalto rouge e noir e colbacco con una splendida spilla déco che fa risaltare la trasparenza del suo sguardo liquido sulla pelle candida, anche quella perfetta, protetta da troppe luci anche se i riflettori della Berlinale sono puntati su di lei da almeno quarantott’ore: “Canonero” ha detto ieri Roberto Faenza che l’ha affiancata con la moglie produttrice Elda Ferri alla proiezione de I Vicerè  omaggio al Premio da parte dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino “non è solo una costumista, ma rappresenta un’evoluzione darwiniana di questo mestiere. E’ sbagliato che, magari perchè I prduttori hanno paura dei costi, talenti come lei lavorino poco in Italia”. Lei sorride,non smentisce ma guarda soprattutto ai ‘suoi’ registi e li racconta: ” Wes Anderson ama molto i dettagli, ama fare ricerche, ma ti lascia anche andare avanti da sola. E’ una persona simpatica, calorosa, che crea una specie di famiglia sul set. In qualche modo mi ricorda Stanley, che viveva la troupe come una seconda famiglia. Stanley, Francis e Wes, una volta che ti hanno indicato la direzione, si fidano totalmente anche se a voltele idee vengono dalla pittura, come in Barry Lyndon, o dai film degli altri, percesempio: Francis non discuteva mai dei costumi. Metteva insieme direttore della fotografia, scenografo e ci parlava della sceneggiatura senza mai entrare, però, nei dettagli di quello che voleva. Ci faceva vedere i film che amava, poi ci suggeriva lesue delle parole chiave…Per Il Padrino III aveva pensato all’opera lirica, ma confesso che in quel caso pensammo anche alla pittura di Caravaggio”.

Così parlò Canonero. Una donna fortutata: Ne è consapevole? “Ho lavorato con i più grandi, ma è Stanley che mi ha insegnato tutto. E’ stato un grande maestro, mi ha fatto capire che il cinema è un’opera d’arte”. Tosi ha fatto il resto e lei la sua lezione l’ha assorbita fin dalla regola numero uno: “Cominciare dalla testa perchè da lì in un personaggio viene poi tutto il resto”. Quello che dice innanzitutto Tosi quando fa lezione ai suoi allievi al Centro Sperimentale: “La testa, perchè in quel primo piano c’è già tutto”. E a dire la verità è proprio ll’immagine del suo volto, sfuggente e insieme elegantissimo, con quel sorriso che vuole maliziosamente sfuggire ad ogni tentativo di identificazione anagrafica, che dice subito tutto di lei, la signora Canonero dalle nove nomination e dai quattro Oscar®, dai molti Bafta, David, Nastri d’Argento e tutti gli altri trofei del cinema che  da stasera aspettano in una casa hollywoodiana anche l’Orso d’Oro della Berlinale67.

 

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