mercoledì, 15 agosto 2018

Cannes 71: Perché L’ Euforia di Valeria Golino emoziona e conquista la Croisette

Cannes 71: Perché L’ Euforia di Valeria Golino  emoziona e conquista la Croisette
Photo Credit To Pietro Coccia

Cannes,15 Maggio (ldc) – Un lungo, caldissimo applauso e molta commozione hanno accolto il debutto a Cannes, ieri sera, di Valeria Golino con Euforia, il fim che lancia un’inedita coppia di protagonisti, per la prima volta insieme: Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio, con Jasmine Trinca, Valentina Cervi e Isabella Ferrari. Un racconto che commuove e diverte, che arriva al cuore e, senza retorica nonostante il tema delicato degli affetti e della malattia che affronta, resta dentro e fa riflettere anche sulle differenze caratteriali, in questo caso di due fratelli lontani come il giorno e la notte. E affronta con delicatezza, ma in modo molto diretto, le paure degli uomini di fronte alla malattia, mostrando con semplicità e con uno sguardo attento anche ai pensieri dei personaggi che il film mette in scena, come la paura della morte può cambiare i rapporti anche tra due fratelli dalle scelte di vita completamente diverse. Matteo (Riccardo Scamarcio) è il più giovane, spregiudicato, affascinante e dinamico.
Nella sua vita di gay dichiarato ha qualche conto ancora aperto, con se stesso, anche sulle sue scelte sessuali in un ambito familiare che le ha comunque pienamente accettate ma la sua generosità, anche eccessiva, è un tratto evidente, come il suo modo di essere trasgressivo e vincente. Ettore (Valerio Mastandrea) invece vive ancora a Nepi, vicino a Roma, dove entrambi sono nati, dove abita sua madre, una deliziosa signora dai capelli bianchi che fischietta come una ragazzina e che insegna biologia alle scuole medie. Matteo e Ettore sono due persone all’apparenza lontanissime, la vita però li obbliga a riavvicinarsi e quando Matteo scopre la malattia senza possibilità di guarigione di Ettore non solo decide di nascondergli la verità ma comincia a condividere con lui una situazione difficile che diventa però anche l’occasione per conoscersi e scoprirsi più sinceramente, sorprendentemente uniti, in un vortice di fragilità e tenerezza, di paura e di attesa.
E’ qui che sale il senso di quell’euforia he dà il titolo al film, uno stato di apparente leggerezza nel tentativo di eludere il dolore e rimuovere il dramma o forse anche solo la paura della perdita. Tra fragilità, tenerezze, timori, trasgressioni, allegria in un confronto serrato nel quale entra, con i sentimenti, anche la profonda differenza che divide Matteo da Ettore. Per la seconda volta a Un Certain Regard Valeria Golino affronta come in Miele l’ombra della malattia e della perdita – ma qui lo fa in maniera opposta al film del suo suo esordio “Non ho fatto, però, sulla malattia e sulla morte un ragionamento razionale– spiega – perché piuttosto penso di aver affrontato questo tema, ancora una volta, con una scelta naturale, assolutamente di inconscio. Con leggerezza, forse. Anche se la morte, di questo film, è alla fine la regina assoluta”.
Racconta, a proposito, della reazione del suo direttore della fotografia, Gergely Poharnok, che è ungherese e vive a Berlino, quando ha letto il copione: ‘Sì, morte qui è superstar, mi ha detto per primo. Ma oggi in questa stagione così difficile e piena di cose importanti e terribili da raccontare penso drammaturgicamente di voler mettere in scena solo le tematiche esistenziali certo un tema che riguarda anche le nostre paure. La morte perché quando solo la sfiori diventa comunque regina del nostro pensiero”. Valeria Golino ha scritto il film con Francesca Marciano e Valia Santella, ispirata dai racconti di un amico che viveva una storia “simile ma diversa” a quella di Matteo. Poi a quella vicenda personale si sono aggiunti altri spunti, tutti molto reali, come dimostrano le due dediche alla fine del film. Valerio Mastandrea di Ettore dice che “è un personaggio che si rivela subito uno specchio per gli altri e in particolare per il fratello, che crede di avere strumenti e armi per vincere qualunque cosa, ma poi attraverso il confronto con la realtà che vive Ettore capisce che è arrivato il momento di mettersi in contatto con la propria interiorità”. Riccardo Scamarcio in uno stato di assoluta grazia regala al film la sua migliore interpretazione di sempre, nell’anno in cui Loro di Paolo Sorrentino già dimostra una nuova consapevolezza di sé e una maturità che Euforia conferma in pieno.
Racconta a Cannes che “sul set si è creata un’euforia reale tra persone che si conoscono da tempo e bene, una specie di famiglia che ha contribuito a lavorare mettendo in gioco anche molte emozioni personali, di esperienze vissute. E’ un film- dice- che ci ha dato l’opportunità di ripescare la nostra parte più emotiva, più profonda, con estrema attenzione”. “Conosco molti Matteo – sottolinea Mastandrea a proposito del ruolo di Scamarcio – persone piene di umanità ma con in comune quella certa bulimia della vita. Persone molto sole, però, che fanno fatica ad entrare in contatto con le cose importanti, con il proprio aspetto emotivo”. Ma la malattia, che è il luogo dell’umana caducità e fragilità, spinge a spogliarsi ed affrontare dolore e proprie profondità emotive. E proprio in questa consapevolezza trovano l’euforia “quella sensazione bella e pericolosa che coglie i subacquei a grandi profondità: sentirsi pienamente felici e totalmente liberi. È la sensazione a cui deve seguire l’immediata decisione della risalita prima che sia troppo tardi, prima di perdersi per sempre in profondità”.
Nel cast anche Valentina Cervi, insolitamente biondo platino, Isabella Ferrari e in un piccolo ruolo Jasmine Trinca. Il film in Italia uscirà in autunno con 01, ma True Colours a Cannes lo ha già venduto tra l’altro in Grecia e Cina. E Indigo Film e Ht film che lo hanno prodotto con Rai Cinema sono in trattative con America, Gran Bretagna, Australia, Giappone e Spagna.

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