martedì, 21 settembre 2021

Cannes, Bellocchio Palma d’onore: Marx può aspettare il mio film più privato e libero”

Cannes, Bellocchio Palma d’onore: Marx può aspettare il mio film più privato e libero”

Roma, 15 luglio – La Palma d’oro d’onore “mi fa felice, ma non la considero un premio di risarcimento, perché io qui ho avuto sempre enormi soddisfazioni, tra cui la doppia Palma d’oro agli interpreti di Salto nel vuoto, Michel Piccoli e Anouk Aimee”. Lo dice Marco Bellocchio a Cannes in occasione del riconoscimento sulla Croisette, dove presenta il documentario autobiografico Marx può aspettare, sulla morte di Camillo, il gemello del regista, il 27 dicembre del 1968. “E’ “una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere “universale” per almeno due motivi – spiega il regista – Una riflessione sul dolore dei sopravvissuti, ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia. E perciò il teatro nella tragedia. Il secondo motivo è che la morte di Camillo cade in un anno “rivoluzionario”, il 1968. L’anno della contestazione, della libertà sessuale, del maggio francese, dell’invasione della Cecoslovacchia, ma tutte queste rivoluzioni passarono accanto alla vita di Camillo, non lo interessarono. “Marx può aspettare” mi disse l’ultima volta che ci incontrammo…”.

Quasi cinquanta anni dopo, Marco riunisce tutta la sua famiglia per un pranzo. Con i suoi familiari si interroga su Camillo, il suo gemello scomparso a soli 29 anni. I fratelli. I nipoti. La sorella della fidanzata del tempo. Uno psichiatra. Un prete. Parlando con ognuno di loro, rievocando quegli anni e quei fatti, Bellocchio ricostruisce i tasselli del passato. Marx può aspettare (in sala con 01, coprodotto da Kavac Film e Rai Cinema con Tenderstories) è “il mio film più privato e il mio più libero, leggero, senza i condizionamenti che mi avevano impedito di riflettere su questo dramma, prima la salvaguardia di mia madre, poi la politica, poi la psicanalisi. Ora finalmente sono sereno, ma non per questo assolto” spiega. Nel documentario sono emerse “cose meravigliose e inedite, tipo mia sorella Letizia sordomuta che non aveva mai parlato: ha dimostrato uno spirito tipicamente bellocchiano pure mantenendo salda la propria fede in Dio”. In questo film entra il mio voler fare cinema in un certo modo, anche il mio carattere, dopo tanti anni di rabbia e iconoclastia”.

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