mercoledì, 22 maggio 2019

Cannes 71: Io e lei a Nairobi

Cannes 71: Io e lei a Nairobi
Photo Credit To Pietro Coccia

Cannes, 9 (ldc) – Due donne e tra loro un amore omosessuale che le costringe a fare i conti con la tradizione a Nairobi: ci mostra un mondo non facile Wanuri Kahiu, regista keniota tra più affermate nella nuova generazione di autori dell’Africa, a dieci anni dal suo primo lungometraggio, realizzato dopo gli studi a Los Angeles (era From a Whisper, nel 2008). Arriva a Cannes- dove nel 2009 aveva presentato un singolare corto fantascientifico- portando sulla Croisette, in Un Certain Regard, Rafiki, storia di Kena e Ziki, che vivono nello stesso quartiere a Nairobi “una bella storia d’amore africana” ovviamente segnata dalle difficoltà: le ragazze s’innamorano ma sono costrette a confrontarsi con le tradizioni del loro Paese, la loro storia diventa così quasi una provocazione, un elemento di disturbo e di confronto nell’ interesse collettivo, esponendole ad un pubblico linciaggio fino ad un tentativo di imporre loro l’esorcismo. “Non è stato semplice in Kenya neanche per le attrici recitare una parte del genere,- ha raccontato la regista- ma le mie protagoniste non hanno rinunciato e anzi hanno accettato il copione subito, contribuendo a far vivere una storia diversa”. Rafiki è una coproduzione afro-nordeuropea e nasce in realtà da un racconto letterario. Che significa il titolo? Lo ha spiegato la regista: “in swahili è una parola che significa ‘amico’, un modo che nel mondo gay si usa per presentare un compagno o una compagna o magari parlarne”.

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