martedì, 20 agosto 2019

Cannes 71: Dogman, come un western, una storia di riscatto da Cannes in sala

Cannes 71: Dogman, come un western, una storia di riscatto da Cannes in sala

Cannes 18 Maggio (ldc)- Accolto trionfalmente a Cannes, con un’autentica ovazione fin dall’ingresso in sala Matteo Garrone è tornato per la quarta volta in concorso sulla Croisette con un film importante e insieme inquietante, in cui si respira la violenza che aleggia sul fattaccio del ‘canaro’ in una storia che ha più a che fare, però, con il tema del riscatto. Dalla Magliana a Castelvolturno, il film rilegge la vicenda con un taglio noir, in un clima da western a cominciare dal ‘non luogo’ scelto per l’ambientazione, degradato e insieme affascinante per la luce che innanzitutto lo illumina cambiando prepotentemente anche il ‘colore’ del film come quello dei sentimenti, delle sensazioni, degli eventi che Garrone racconta, come sempre, anche col suo sguardo ‘in macchina’.
Dogman, oltre dieci minuti di applausi a Cannes e ora in sala, al festival ha debuttato in un clima trionfale: per Garrone, è un Imbalsamatore di ritorno che rielabora di nuovo i fatti della Magliana e da’ al ‘canaro’ di allora un’anima imprevedibile e uno straniamento lunare che diventa la fragile sudditanza psicologica alla quale si ribellerà. In quella scenografia lunare, ai margini della civiltà, abitano brutti, sporchi e cattivi, i protagonisti del film, in un clan che accetta e rifiuta, arruola e allontana in un lampo chi si avvicina. Il film -oltre l’episodio di cronaca che dolorosamente Garrone allontana per primo, ritornando alla memoria dei fatti- mette in scena due personaggi che restano impressi nell’anima: il primo è Marcello (un grande Marcello Fonte) che fin dallo sguardo surreale ricorda, come sottolinea Garrone, un Buster Keaton di oggi, ‘canaro’ dall’animo gentile e Simoncino (Edoardo Pesce), la vittima designata che arriva all’epilogo della storia dopo un crescendo di insopportabili prevaricazioni in tutta la comunità che abita quel luogo. Marcello è un padre, solo, che divide con i cani anche i pasti e ama teneramente la figlia Alida e per lei vive -oltre il negozio di toelettatura- di espedienti occasionali, sognando di trovare i soldi per pagarle vacanze esotiche con autentiche immersioni subacquee. Simoncino, ex pugile suonato, schiavo della cocaina, manesco, tiene in scacco con la sua follia l’intero entourage di questo villaggio borderline seminando il terrore ovunque, dal ristorante alla sala giochi, dal ‘compro oro’ alla ‘tana’ di Dogman.
Contro la sua violenza scatterà la reazione finale di Marcello, schiacciato quotidianamente da soprusi e umiliazioni, psicologiche ma anche fisiche. A Cannes Garrone, molto amato dal Festival, ha già vinto due Grand Prix (per Gomorra e Reality), ma chi da questo film si aspetta violenza splatter e immagini sanguinolente sarà deluso. Il regista, anche sceneggiatore di Dogman con Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, è anche produttore del film con la sua Archimede insieme a Paolo del Brocco per Rai Cinema. Dogman è in sala con 01, vietato ai minori di 14 anni. “Chi non ne sa nulla, chi arriva candido alla visione, senza conoscere la cronaca dei fatti è il mio spettatore ideale” dice il regista.

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