giovedì, 21 novembre 2019

Cannes 71 dalla parte delle donne

Cannes 71 dalla parte delle donne

Cannes, 14 Maggio (ldc) – In Italia solo pochi mesi fa sono partite in 130. Ora le donne di Dissenso comune sono 500 e ieri anche la loro voce si è fatta sentire a Cannes attraverso Jasmine Trinca e la produttrice Ginevra Elkann che hanno partecipato insieme alle principali associazioni nate nel mondo sull’onda del #metoo ad una giornata senza dubbio storica per la parità di genere nel cinema. Si è aperta con l’impegno di una direzione, tutta al maschile (ma arriveranno poi Toronto, Venezia e San Sebastian) e Thierry Frémaux, Paolo Moretti (Quinzaine) e Charles Tesson (Semaine), hanno preso un formale impegno alla trasparenza nelle scelte contro il gap di genere e si è conclusa con la firma di un protocollo di intesa il “Programming Pledge for Parity and Inclusion in Cinema Festivals”, tra i movimenti nati in questi mesi in vari paesi, a seguito dello scandalo che ha travolto Harvey Weinstein. “Questa è la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova era – ha detto il delegato generale di Cannes – se il mondo è cambiato, deve cambiare ancora, perché dobbiamo mettere in discussione la nostra storia, i numeri parlano chiaro, con solo 82 registe nella selezione ufficiale in settant’anni”.

Certo la montée des marches di sabato scorso resterà nella storia , non solo del Festival ma non lo sarà l’equivoco che si possa entrare in una selezione solo in ragione di quel 50/50×2020 che ha dato il titolo alla mattinata di Cannes. Una parità solo numerica e una preseza ‘di diritto’ oltre la qualità non sarebbe un riconoscimento di parotà ma una concessione che molte donne non solo del cinema rifiutano di principio. I movimenti che si battono per la parità nel mondo dello spettacolo puntano però su un altrp genere di riconoscimento, più concreto e, questo sì, dedicato a stabilire i diritti della parità attraverso il riconoscimento di quelli economici (il ‘gender pay’) e generalmente un accesso più chiaro delle donne al sistema produttivo e alle ‘stanze dei bottoni’ perché alle donne vadano le leve del comando oltre la presenza nelle professioni del settore.E’ stato il collettivo francese 50/50×2020 a promuovere l’iniziativa che ha visto sul palco Maha Dakhil e Audrey Gagneux e Kate Kinninmont di Time’s Up, Sarah Calderon per la spagnola Cima, Trinca e laElkann per Dissenso Comune, Memi Koupa per la Greek Women’s Wave e infine Céline Sciamma e Rebecca Zlotowski per la Francia.

In sala anche la commissaria europea Marija Gabriel, la ministra francese della Cultura Francoise Nyssen e naturalmente il presidente del Festival Pierre Lescure ma anche Melissa Silverstein di Women and Hollywood e una ‘pioniera’ come Anna Serner dello Swedish Film Institute in Svezia, già molto avanti. Ed era in sala Piera Detassis, Presidente e Direttore artistica del David di Donatello, che ha già accolto le istanze del movimento italian. Cate Blanchett , nel giorno del suo compleanno, con le colleghe Kristen Stewart, Lea Seydoux e Ava DuVernay ha raggiunto la sala al momento della firma del protocollo finale. Jasmine Trinca ha ricordato le tappe della nascita di Dissenso Comune. “Sappiamo bene che senza una rivoluzione culturale non cambieremo mai” ha detto Jasmine Trinca. E la produttrice Ginevra Elkann: “Siamo un paese ancora molto cattolico e maschilista. Dissenso Comune è partito grazie al coraggio di Asia Argento, che però è stata insultata per le sue denunce. Ma ora siamo già in 500”. Il protocollo si articola su tre punti: 1) rendere disponibili statistiche e dati sulla selezione dei film; 2) garantire la trasparenza dei criteri di selezione; 3) assicurare parità di genere nel consiglio d’amministrazione e negli organi decisionali. Il ministro della Cultura francese Francoise Nyssen ha annunciato una conferenza sulla gender equality che si svolgerà a fine giugno a Parigi. “Non si può tornare indietro” ha detto. “Abbiamo una grande responsabilità per le nostre figlie e le nostre nipoti”

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