sabato, 21 settembre 2019

Brad Pitt, Ad astra il mio film più dificile

Brad Pitt, Ad astra il mio film più dificile
Photo Credit To La Biennale di Venezia / Asac

Venezia, 29 agosto – (red. Cin) – Un cosmonauta, Roy McBride, che viaggia fino ai confini estremi del sistema solare per ritrovare il padre scomparso (Tommy Lee Jones) e svelare un mistero che minaccia la sopravvivenza del nostro pianeta. E’ il ruolo di Brad Pitt nel fantascientifico/filosofico Ad Astra di James Gray, ein arrivo in sala il 26 settembre, che partecipa in concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

“E’ stato probabilmente il mio film più difficile e delicato – ha spiegato il divo -. Una vera e propria sfida. Raccontare una storia tra padre e figlio riuscendo a mantenere il giusto equilibrio in maniera sottile e delicata non è stato facile”. E’ un viaggio in profondità rispetto una certa definizione di mascolinità. Siamo stati cresciuti con l’idea che bisognava essere forti, che non si poteva lasciare spazio alla debolezza e questo ha creato una sorta di barriera con gli altri perché finisci per negare tutta una serie di cose: il dolore, la vergogna, i rimpianti. Io e James non abbiamo un normale rapporto tra amici maschi, condividiamo momenti imbarazzanti, sentimenti, la consapevolezza dei nostri errori. Nel farlo abbiamo sollevato la domanda su come possiamo essere più aperti, come possiamo avere una migliore relazione con genitori, partner, figli, alla fine della giornata è questo che stiamo cercando”. Per Gray questa è “una storia intima in un contesto immenso. A una mostra ho visto una frase che ho subito mandato a Brad: storia e mito iniziano sempre nel microcosmo di una persona. Noi volevamo raccontare una storia piccola nell’ambiente più grande che esiste: lo spazio”.

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