sabato, 21 settembre 2019

Borghi, storia di Cucchi una ferita aperta

Borghi, storia di Cucchi una ferita aperta

Venezia, 29 agosto – La cosa più bella nell’aver interpretato Stefano Cucchi è stata “l’aver ricevuto una telefonata dalla sorella Ilaria, che mi ha detto:’sei uguale a lui”. Lo racconta Alessandro Borghi che ha regalato una grande prova d’attore nell’impersonare il giovane romano morto in carcere nel 2009, in ‘Sulla mia pelle’, opera seconda di Alessio Cremonini, film d’apertura di Orizzonti alla Mostra del Cinema di venezia, molto applaudito alle proiezioni stampa, che sarà in sala dal 12 settembre con Lucky Red e sulla piattaforma Netflix.

”A Stefano Cucchi, tra le tante persone che ha incontrato nella sua tragica vicenda, nessuno ha mai dato davvero una mano, nessuno si è preso le sue responsabilità – dice Borghi, che per il ruolo ha perso 18 chili -. Non ho dubbi poi che quello che gli è accaduto possa accadere ancora”. La prima reazione, “quando mi è stato proposto questo film è stata una sana paura, sentivo una grandissima responsabilità a raccontare una storia che è una ferita aperta per il nostro Paese. Era importante trovare la misura giusta per restituire quei giorni di prigionia”.

Il film, spiega Cremonini “non vuole giudicare, ma casomai solo raccontare. E questo attraverso lo studio accurato dei verbali e delle testimonianze. Quello che è successo ce lo devono dire i magistrati”. Fra le sorprese di Sulla mia pelle c’è l’intensa interpretazione di Max Tortora nei panni del padre di Cucchi: “Ho lavorato sul rispetto del personaggio e sulla misura. Volevo essere dentro al ruolo senza strafare mai’”.

Ilaria Cucchi (che ha accompagnato il film a venezia) è interpretata da Jasmine Trinca: “Già è un problema interpretare una persona reale, raccontare il vissuto di Ilaria Cucchi per me è stato molto impegnativo. Lei ha reso pubblico il suo dolore privato – dice – un atto di generosità che doveva ricevere una grande forma di rispetto”. per lei il film “è un atto dovuto e non una semplice cronaca, un modo di riappropriarsi della realtà”.

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