sabato, 20 ottobre 2018

Boni nel labirinto mentale di Respiri

Boni nel labirinto mentale di Respiri

Roma, 24 aprile (Fr. pierl) – Suggestioni “da film come The Others ma anche da tanto cinema italiano degli anni ‘60 e ’70” sono alla base, spiega il regista esordiente Alfredo Fiorillo, di Respiri, il thriller psicologico indie, in sala dal 7 giugno con Europictures e L’Age d’or. Nel film, che ha nel cast anche Eva Grimaldi, Pino Calabrese Lidiya Liberman, Milena Vukotic, Lino Capolicchio e la bravissima piccola co-protagonista Eleonora Trevisani, Boni interpreta Francesco, un padre bipolare che torna nella grande casa d’infanzia sul lago d’Iseo sperando di superare un grosso trauma, evocato costantemente dalla presenza in casa di una persona, della quale si prende cura, tenuta in vita dal respiratore.

Il punto di partenza è stata l’immagine “di un labirinto mentale, che volevo trasformare in un labirinto crearlo fisico, dandogli forma nella casa, dove c’è un gioco di legami nascosti, anche attraverso i colori – spiega Fiorillo -. Un film che secondo lui “è tanto italiano quanto internazionale. E’ radicato in una terra ma si legge un linguaggio che può essere riproposto ovunque”.

C’è una parola “che sta bene accanto a tutti, bambini uomini, donne, persone di destra e di sinistra.. coraggio. Quando in un progetto oltre ad avere valore artistico è coraggioso, mi ci butto, che sia un film indipendente, un corto, o un docu, non fa differenza” dice Alessio Boni.

Un nuovo film di genere, per l’attore, dopo il grande successo de La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, premiato anche con il David di Donatello all’opera prima. “ che il pubblico italiano sia stato per anni sfiduciato verso questo tipo di film. Mi ricordo ancora il flop di Arrivederci amore ciao, di Soavi, tratto da Massimo Carlotto, una storia spietatissima dove ammazzavo in scena 12 persone compreso Michele Placido. Ma in quel momento il mercato era diverso. Ora con tutte le serie noir, Romanzo Criminale, Suburra, Gomorra, il pubblico, si è riabituato a quel tipo di racconto. Ha ricominciato a credere di più ai film di genere anche al cinema, sperimenta, va a ‘beccare’ film come Lo chiamavano Jeeg robot, La ragazza nella nebbia, indivisibili”. Oltretutto “il genere se fatto bene è straordinario è potente ma è più rischioso, perché divide, non è accomodante, ma io parto sempre dal coraggio”.

In Respiri, Francesco inizia a perdere il contatto con la realtà e le ombre che si porta dentro prendono sempre più il sopravvento. Un percorso sempre più oscuro che riflette nel rapporto tormentato con la figlia Elisa (Trevisani) e con tutti quelli che lo circondano, dall’inquietante giardiniere (Calabrese) a un amore del passato, Marta (Lyberman).

“Ho letto la sceneggiatura e mi sono affidato a Alfredo – spiega Boni – mi ha colpito il viaggio nella mente del protagonista, quel dolore lancinante che può portare al bipolarismo. Una patologia che può manifestarsi con la depressione che ti annienta ma anche con allucinazioni iperboliche. Io ad esempio in un ospedale ho visto un uomo che parlava al nulla, e l’infermiera mi ha detto che nella sua realtà stava conversando con la moglie che aveva perso. Francesco ha un copione nella testa, è tutto scritto dentro di lui, e non percepisce più la differenza tra ciò che è finto e ciò che è vero”.

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