venerdì, 16 novembre 2018

Blanchett stella a Roma, si impara dai fallimenti

Blanchett stella a Roma, si impara dai fallimenti
Photo Credit To Pietro Coccia

Roma, 20 ottobre – (red Cin) “Quando arrivi alla mia età, capisci che ciò che ti rende indomito sono i fallimenti, non i successi. Non impari dal successo, è il fallimento che ti indica i varchi, le strade nuove da seguire”, dice, perché la vera sfida è “rafforzarti, imparare ad avere coraggio, ma non perdere il cuore”. Parola di Cate Blanchett, due volte protagonista alla Festa del Cinema di Roma: come interprete, insieme a Jack Black, del fantasy per famiglie il Mistero della Casa del Tempo di Eli Roth, dove si cala nei panni di una maga, in arrivo in sala il 31 ottobre, e come protagonista di un incontro con il pubblico, dove ha raccontato il cinema che ama, e il modo di vivere il set e il palcoscenico.

La sua passione primaria è il teatro. Il cinema è “esercizio antropologico quando interpreti un personaggio che è diverso, lontano da te, e devi coglierne ogni aspetto. Ma è anche un oggetto finito”. Nella conversazione con Antonio Monda il dialogo si è snodato insieme a sette film simbolo della sua carriera: Diario di uno scandalo di Richard Eyre, Io non sono qui di Todd Haynes, Blue Jasmine di Woody Allen, The Aviator di Martin Scorsese, Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher con Brad Pitt, Carol di Todd Haynes, Bandits di Barry Levinson. E a questi si è aggiunto il suo film del cuore, La sera della prima, capolavoro di John Cassavetes, interpretato da Gena Rowlands che considera un modello.

Mamma di quattro figli (tra i quali una bambina adottata) ha accettato di fare il film di Roth “perché pur essendo per bambini, non è né troppo pesante né predicatorio, ma contiene un messaggio giusto: si può cambiare quello che nella vita non ti piace”. E lei che potere magico amerebbe avere? “Sceglierei che tutti, dai 18 anni, andassero a votare alle elezioni americane. La democrazia deve essere obbligatoria. Votare è una responsabilità di massa, perché il voto americano condiziona il mondo ovunque”.

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