mercoledì, 22 maggio 2019

Bhuiyan, Bangla, tra Bangladesh e ‘Torpigna’

Bhuiyan, Bangla, tra Bangladesh e ‘Torpigna’

Roma, 8 maggio (Fr. Pierl) – 50% Italia, 50% bangla, 1005 Torpigna è la battuta diventata simbolo dei Bangla, commedia etnica,diretta da Phaim Bhuiyan, italiano di seconda generazione. Il film, dopo aver girato in vari festival internazionali, da Rotterdam a Lisbona, dove ha vinto il premio del pubblico, fino al debutto italiano al Bif&st, arriva in sala dal 16 maggio con Fandango anche produttrice del film con TimVision.

Diplomato allo ied, Bhuiyan amplia il percorso iniziato con le pillole per Nemo sulla sua vita nel quartiere più multiculturale di Roma poco più che ventenne, Bhuiyan, anche protagonista, racconta con ironia e un bel ritmo giornate, famiglia tra aneddoti incomprensibili del padre e polso duro della madre, noia del lavoro da steward in un museo, amici, sogni, musica (fa parte di una band), obblighi legati all’essere musulmano praticante (compreso il non poter avere rapporti sessuali prima del matrimonio) e l’innamoramento per l’italiana, istintiva quanto libera Asia (Carlotta Antonelli). Un viaggio autobiografico con echi del cinema di Moretti, tanto che in molti già chiamano il film di Bhuiyan, ‘Ecce Bangla”.

Nel cast fra gli altri, anche Simone Liberati, Alessia Giuliani, Milena Mancini, e Pietro Sermonti nel ruolo del padre anticonformista di Asia: “Ho cercato di usare un tono ironico per raccontare l’integrazione – spiega Bhuiyan – Io personalmente non mai subito episodi di discriminazione… certo mi fermano spesso per controlli in metro e ultimamente anche mentre ero alla guida di una car sharing, diretto verso la sala di montaggio per questo film” racconta il regista.

La storia, al 95% autobiografica, ha trovato forma cinematografica anche grazie al sodalizio per la sceneggiatura di Bhuiyan con Vanessa Picciarelli: “Con Phaim siamo vicini di casa. E’ vero che Torpigna riflette grande gioia di vivere, è pittoresco, profumatissimo ma come si sa, ha anche delle forti criticità. Noi abbiamo deciso di raccontare il lato più spensierato del quartiere e delle sue esperienze sentimentali”.

Sermonti ha creduto tanto in bangla, dal dirsi disponibile per produrre il film: L’integrazione richiede un tango da tutte e due le parti, fatto di elasticità, morbidezza spiega Sermonti -. Mi colpisce poi che questo ragazzo così giovane, con un software così profondamente romano, abbia una spiritualità così forte. L’Italia è questa, che ci piaccia o no e non piace alla maggiorparte di chi vota in questo Paese”.

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