giovedì, 22 giugno 2017

Berlino: il giorno di Guadagnino

Berlino: il giorno di Guadagnino

Berlino, 13 febbraio (R. Cin.) – L’Italia arriva a Berlino con Luca Guadagnino, che in “Panorama” ha presentato Chiamami col tuo nome, terzo atto di una trilogia dopo Io sono l’amore e A Bigger Splash. Già applaudito al Sundace FF, il film è tratto dal romanzo di André Aciman ed è stato scritto dal regista con il montatore Walter Fasano. Interpreti sono Timothée Chalamet e Armie Hammer, al centro di una storia d’amore omosessuale che si consuma in estate tra un adolescente e uno studente in trasferta nel nostro paese per preparare la tesi di dottorato, accolto dalla famiglia del ragazzo.

Alla sceneggiatura ha collaborato James Ivory, che ha dato al progetto il suo illustre e prezioso contributo: “Ho lavorato fianco a fianco con Ivory – racconta Guadagnino – Il suo aiuto è stato essenziale a tutti i livelli, per cercare di trovare il modo di adattare il capolavoro di Aciman”. Ivory ha aiutato anche Timothée Chalamet a calarsi nel ruolo: “Incontrarlo è stato emozionante – dice –  Mi ha invitato a casa sua per guardare insieme Maurice, aiutatndomi a capire a fondo il mio personaggio”.

Guadagnino definisce la pellicola “un family movie alla Disney, un’opera volta alla trasmissione della conoscenza” L’intento, aggiunge, era realizzare un film “il più semplice possibile, con una storia che respirasse e la musica al centro. Timothée Chalamet si è preparato a lungo con un maestro e abbiamo usato brani di pianoforte di John Adams, Ravel e Debussy, uniti al pop e ciò che ascoltavamo durante la nostra adolescenza”.

La sessualità non è esibita, nessuna scena che può destare scandalo o critiche: “Questo è un film per famiglie, di conseguenza abbiamo mostrato solo ciò che volevamo mostrare – precisa il regista – Non c’era bisogno di far vedere organi nudi, volevo mettere in scena l’intimità tra due persone e dunque ho lavorato sulla chimica tra miei protagonisti”.

Armie Hammer parla del lavoro con il collega: “Per trovare la sintonia giusta, io e Timothée facevamo tutto insieme, ascoltavamo la musica, parlavamo, nuotavamo. Non è stato difficile entrare in sintonia con il mio personaggio, perchè il film è su qualcosa che tutti siamo in grado di riconoscere, su sensazioni ed emozioni comuni a tutti, come il desiderio”.

A chi domanda da quali riferimenti cinematografici si è fatto ispirare, Guadagnino risponde: “Una gita in campagna di Jean Renoir è uno dei miei film preferiti, sono un bertolucciano e anche un renoiriano. L’ultima inquadratura del film è un altro omaggio al cinema italiano, ma ho voluto citare anche Un condannato a morte è fuggito Lo spacciatore di Paul Schrader”.

E chi, invece, vuole sapere qualcosa in più sul remake di Suspiria, attualmente in postproduzione e che già ha attirato su di sè qualche polemica, resta a bocca asciutta: “Non dichiaro nulla, le polemiche servono solo a riempire le pagine dei giornali. Posso solo dire che non capisco perché non si potrebbe ricreare oggi l’immaginario di Suspiria“.

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