domenica, 27 settembre 2020

Berlinale68: Via con gli applausi a Wes Anderson

Berlinale68: Via con gli applausi a Wes Anderson

Berlino, 16 Febbraio (Ldc) – Primo red carpet, a Marlene Dietrich Platz, ancora una volta con Wes Anderson, regista molto amato e applauditissimo ieri sera, per la Berlinale 68, in programma fino al 25 febbraio. Wes Anderson, a due anni da Grand Budapest Hotel, ha aperto la manifestazione, in concorso, con il suo originalissimo e affascinante Isle of Dogs, un film che certamente può incuriosire la Giuria a cominciare dal suo Presidente, il regista tedesco Tom Tykwer, che da Lola Corre all’ultima serie, di culto anche in Italia, Babylon Berlin, in tv dopo il lancio alla Festa di Roma, è ormai uno degli autori più amati e interessanti della sua generazione.
Attori importanti come Bill Murray, Jeff Goldblum, Tilda Swinton, Frances McDormand, Bob Balaban, Edward Norton, Scarlett Johansson e Greta Gerwig sono il meraviglioso cast delle voci del film, in animazione stop motion, ai quali si aggiunge anche la partecipazione speciale di Yoko Ono.
Parabola antropomorfica all’insegna della solidarietà Isle of Dogs è ambientato in un Giappone fantascientifico, del 2037, dove tutti i cani vengono messi in quarantena su un’isola di rifiuti a causa di un’epidemia che colpisce solo i cani e cinque di loro stanchi della loro esistenza così grigia e isolata dal mondo, offrono aiuto a un ragazzino che sull’isola arriva alla ricerca del suo cane. Nel film una colonna sonora importante, firmata da Alexandre Desplat. Come sempre l’eclettico direttore della Berlinale, il più sorprendente dei grandi direttori di Festival, Dieter Kosslick, a Berlino ha inaugurato in controtendenza, dando un segnale forte sulle attese:ha invitato quest’anno tra gli altri protagonisti Tilda Swinton, Isabelle Huppert, e (proprio oggi in pista) Robert Pattinson e Joaquin Phoenix. A loro il privilegio di sfilare sul red carpet più rigoroso e anticonformista del cinema. A chi darà l’Orso d’Oro la Giuria? In corsa ci sono con la nostra Laura Bispuri alla sua opera seconda, grandi autori, da Benoit Jacquot a Lav Diaz, da Steven Soderberg (Unsane), fino a Gus Van Sant (con il quale è in arrivo Phoenix). Bispuri, due anni fa in concorso con l’opera prima Vergine giurata ci riprova con Figlia mia, insieme a Valeria Golino e Alba Rohrwacher e con la piccola Sara Casu, 10 anni come la piccola Vittoria che interpreta nel film, contesa tra due madri. Il film è un viaggio in cui tre figure femminili si cercano, e si allontanano e alla fine si accettano nelle loro imperfezioni e per questo crescono, come ha spiegato la regista di Figlia mia, in uscita in sala il 22 febbraio prodotto da Vivo Film che a Berlino presenta anche con il documentario di Jacopo Quadri, Lorello e Brunello che arriva nella sezione Culinary Cinema dopo il Torino Film Festival. Nella sezione Panorama, sempre per l’Italia avremo l’opera prima dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, La terra dell’abbastanza, prodotta da Pepito Produzioni, interpretata da Matteo Olivetti, Andrea Carpenzano, Milena Mancini, Max Tortora e Luca Zingaretti, storia di Mirko e Manolo, due bravi ragazzi, fino al momento in cui, guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare.
Tornando al ‘cast’ e ai titoli di quest’edizione nella sezione Berlinale Special da non perdere, il documentario sul grande compositore Ryūichi Sakamoto, in giuria, o The Happy Prince, opera prima dietro la macchina da presa di Rupert Everett, con Colin Firth ed Emily Watson. il regista indipendente filippino Lav Diaz, (Season of the Devil), questa volta alle prese con, un’opera rock che ha a che fare con la mitologia, e ben 33 canzoni che egli stesso ha composto.
O con Won’t Get Far on Foot Gus Van Sant che trna alla regia dopo dopo La foresta dei sogni (2015) con un biopic sulla vita del disegnatore John Callahan, ispirato alle sue memorie, interpretato da Joaquin Phoenix (Callahan era paralizzato in seguito a un incidente automobilistico e trasformò il disegno nella sua terapia di sopravvivenza).
Tra gli altri poi, segnaliamo Eva di Benoît Jacquot, per la sesta volta regista per Isabelle Huppert, in un nuovo adattamento da James Hadley Chase. Tra i titoli tedeschi una storia di incesto (My Brother’s Name is Robert and He is an Idiot) di Philip Gröning, il regista Premio Speciale della Giuria alla 70ma Mostra di Venezia. Poi la commedia grottesca Khook (Pig) del regista iraniano Mani Haghighi e tanti altri titoli tra i quali spiccano con l’omaggio a Willem Dafoe, Orso d’oro alla carriera, una selezione dei suoi film più famosi e
 la retrospettiva sul cinema di Weimar
Nelle sezioni sempre meno collaterali di Panorama, Forum, Generation e Culinary del Berlinale Talent, cucina di talenti, sceneggiatori, tecnici del suono, registi, provenienti da tutto il mondo. La retrospettiva invece, intitolata Weimar Cinema Revisited, celebrerà un periodo tra i più vasti e produttivi del cinema tedesco, dal 1918 al 1933, con ben 28 lavori restaurati tra pellicole, documentari e cortometraggi.

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