sabato, 25 novembre 2017

Berlinale/2: parola ai giurati

Berlinale/2: parola ai giurati

Berlino, 9 Febbraio (l.d.c.) – E’ subito chiaro quanto Berlino quest’anno più di sempre abbia il significato di un festival cinematografico, certo, ma con una forte valenza politica. Lo ribadisce il suo stesso direttore Dieter Kosslick, fin dall’apertura ufficiale della manifestazione. E certo Kosslick, cha ha dichiarato nei giorni scorsi a Deutsche Welle che Donald Trump è, secondo lui, “il presidente più sopravvalutato della storia” ha dalla sua il clima rovente in cui proprio l’arrivo del nuovo Presidente Americano sta incendiando il mondo, non solo gli Stati Uniti. “Lo abbiamo sempre detto e lo diciamo anche stavolta, sì, siamo un festival politico”. E i temi che filtrano dai film lo dimostrano: da Django, biopic del musicista ‘zingaro’ Django Reinhardt che fa riflettere sulle discriminazioni etniche, a Young Karl Marx di Raoul Peck a The Dinner di Oren Moverman, thriller dei sentimenti e non che riporta allo scontro verbale di un film come Carnage di Polanski, durante una cena che lascia con l’amaro in bocca.

Se Kosslick  attacca, la giuria smorza forse i toni della polemica politica e affida al presidente Paul Verhoeven il compito di farlo: “Non pensiamo a un messaggio da trasmettere” ha detto “ma soltanto alla qualità dei film, anche se siamo perfettamente coscienti di quante tragedie avvengono nel mondo di oggi”. Verhoeven, da Cannes ad oggi sull’onda del successo di Elle con Isabelle Huppert, ora candodata all’Oscar®, è affiancato da tutti nella prima foto di gruppo della Berlinale 2017: “Essere qui – spiega l’attore messicano Diego Luna, protagonista in questa stagione di Star Wars – Rogue One –per capire come cambia il cinema e come si muove. Qui si può osservare da vicino cosa succede a costruire muri”. “Sicuramente – aggiunge la produttrice tunisina Dora Bouchoucha Fourati – questo è però il nostro mondo e non possiamo certo uscirne”.

Per l’attrice Maggie Gyllenhaal comunque “il cinema resterà in piedi. La gente compra i biglietti per sentirsi emozionata, e quello che emoziona è l’esperienza umana”. L’artista islandese Olafur Eliasson, dice che “quando penso che un film è bello è perché mi ci rifletto e allora dico ‘sì, ecco, conosco questa sensazione. Sono proprio io’. E a quel punto non sono più io a guardare il film ma è lui che guarda me”. Infine il cinese Wang Quan’An, Orso d’oro cinese nel 2007 con Il matrimonio di Tuya, “Il mio Paese ha bisogno di sostegno in particolare per quanto riguarda i film più artisticamente orientati”.

 

 

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