sabato, 11 luglio 2020

Berlinale, Figlia mia, buon esordio italiano

Berlinale, Figlia mia, buon esordio italiano
Photo Credit To Pietro Coccia

Berlino 18 Febbraio (ldc/Servizio video)- Buon successo e un’accoglienza segnata in sala dagli applausi per Figlia mia, opera seconda di Laura Bispuri che porta l’Italia in concorso alla Berlinale con due protagoniste cone Alba Rohrwacher e Valeria Golino insieme alla piccola Sara Casu, appena 11 anni, di Alghero, al suo esordio accanto alle due madri che ne contendono l’affetto in un film ricco di contrasti, non solo sul tema della maternità. Divisa tra due mamme, la piccola Vittoria, capelli rossi e pelle chiara molto lontana dall’iconografia dei colori della Sardegna in cui il film è ambientato scopre a poco a poco la forza della propria identità e la trova in se stessa, senza dover rinunciare a nulla, pur in una situazione affettiva confusa e piena di contraddizioni.
Proprio quello dell’identità personale è il tema, molto femminile, che il film affronta e anche l’ augurio che Laura Bispuri con questo racconto da Berlino (e presto in sala) manda a a tutte le bambine, alle raagzze, alle donne in cerca di identità.

A quarant’anni, con una figlia poco più piccola di Sara, e con una squadra che qui replica a coinciare dalla sceneggiatrice Francesca Manieri e dal direttore dlela fotografia Vladan Radovic, le collaborazioni tecniche di Vergine giurata due anni fa in concorso, Bispuri conferma il suo sguardo speciale sull’identità delle donne e su un femminile lontano dagli stereotipi.
Figlia mia, in sala dal 22 febbraio con 01, è la storia di ragazzina che vive in un paese della Sardegna, tra il mare e le difficoltà di un paesaggio selvaggio. Cresce in simbiosi con sua madre Tina (Valeria Golino) che la protegge e che la gestisce in un controllo morboso e tradizionale ma è attratta da Angelica (Alba Rohrwacher) e dalle sue esperienze bizzarre, borderline e perse neglo eccessi tra alcool,prostituzione per sopravvivere, sbandate e derive di ogni tipo.

Scoprirà da sé che è lei la sua vera madre biologica e da lei finirà per esserne attratta ma anche respinta, , in una seduzione affettiva inevitable. Al centro della storia in cui gli uomini finiscono per avere un ruolo secondario il patto segreto tra le due donne, un accordo tra le madri che torna ad essere ancestrale come nella Bibbia o nel teatro brechtiano, rischiando di mandare in frantumi non solo l’equilibrio della piccola ma anche la tacita ‘sorellanza’ di un equilibrio che solo le donne riescono a trovare se sfuggono al tarlo ossessivo della gelosia morbosa.

Nella lunga conferenza stampa del film molti cronisti e critici stranieri hanno paragonato Alba e Valeria a Giulietta Masina e Anna Magnani. Figlia mia è prodotto da Vivo Film con la Colorado e Rai Cinema. Dice Laura Bispuri: “Anni fa, ancora prima di realizzare Vergine giurata, una ragazza di 20 anni, con una famiglia serena, mi raccontò di aver desiderato di essere adottata da un’altra madre. Quello spunto mi è sembrato interessante e ne ho parlato con la mia sceneggiatrice di sempre, Francesca Manieri. Un libro che ci ha stimolato nella riflessione è stato La figlia dell’altra di A. M. Homes e poi ci sono tanti testi, antichi e moderni, il racconto biblico di Re Salomone, Brecht. Amo partire da un contesto ancestrale per porre domande contemporanee” E ancora: “il film è una riflessione sull’immagine della madre – il tema della madre buona e della madre cattiva caro alla psicoanalisi – che parte da due archetipi per metterli in discussione. E mi piaceva destrutturare l’immagine della madre perfetta, idealizzata specialmente in Italia ma anche altrove. Raccontare madri imperfette è interessante. E alla fine in fondo la piccola Vittoria scopre che tutte e due le donne hanno diritto di essere madri, accettandole”.

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